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Marco Di Pinto: la Brexit vista da un barlettano in Gb

Marco Di Pinto: la Brexit vista da un barlettano in Gb

«Nessuno se l’aspettava, ma nel futuro mi vedo ancora a Londra»

Rivolta anti-elistista o rivolta guidata da un’elìte? A due settimane circa dal voto, la Brexit continua a fare discutere. Decisione irreversibile, nonostante le domande dei tanti che avevano firmato la petizione al governo per annullare il referendum sulla Brexit cambiandone il quorum, sperando che potesse funzionare. E’ arrivata la scontata risposta del governo che ha stabilito che sia stato un eccezionale esercizio di democrazia e ci sia una sola cosa da fare a questo punto: preparare al meglio l’uscita dalla Ue. Tra le migliaia di italiani che vivono a Londra e dintorni, ci sono anche tanti barlettani: abbiamo contattato su Skype il 27enne Marco Di Pinto, da cinque anni ormai di stanza in Gran Bretagna, per cercare di riassumere lo stato d’animo dei tanti cuori pugliesi d’Oltremanica.

Ciao Marco. Come hai accolto il voto? Che aria si respirava?

«Onestamente non me l’aspettavo, nessuno se l’aspettava: mi sono svegliato quella mattina e ho trovato tantissimi messaggi di amici preoccupati per la situazione che mi chiedevano cosa fare e cosa cambierà adesso. L’aria era strana, Londra ha votato per rimanere nell’Unione europea,  gli inglesi qui era stupiti e quasi dispiaciuti con noi “stranieri” quel giorno».

Da quanti anni vivi a Londra? Di cosa ti occupi?

«Vivo qui da maggio 2012, 4 anni e due mesi ormai. Al momento lavoro in una catena di negozi danese chiamata Tiger come supervisore, e affitto camere e case in collaborazione con un amico, oltre ad organizzare eventi di Stand-up comedy e svolgere attività di beneficenza coi senzatetto di Londra».

Tanti analisti raccontano di “naturale esito per un’isola distante geograficamente e culturalmente dal concetto di Europa”: tu che idea ti sei fatto?

«Io non la vedo così tragica personalmente. Finora gli inglesi hanno sempre avuto ragione a livello economico. Sono rimasti fuori dall’euro e la loro moneta si è rafforzata incredibilmente da allora. Non posso negare però, che vi è un velo di intolleranza dietro questo voto e lo si legge negli occhi di alcune persone: ne hanno abbastanza di vedere arrivare migliaia di stranieri ogni giorno. Londra è ormai vista come la città della speranza. In più il governo inglese stanzia tantissimi fondi per chi non lavora, e bisogna ammettere che molti ne approfittano e vengono qui solo per chiedere questi ‘sussidi’. Quindi il discorso va analizzato anche sotto un’altra prospettiva. Vogliono uscire da una schema che ritengono sbagliato, e non hanno tutti i torti».

Cosa a tuo giudizio potrebbe cambiare per gli italiani che vivono in Gb?

«Cambierà davvero poco al momento: molti sono scoraggiati, e chi era indeciso se rimanere o meno, sta facendo le valigie e preparando il rientro in patria. Io consiglio di non allarmarsi, ci vorranno due anni prima che escano effettivamente dall’Unione Europea».

Tra 10 anni, ti “vedi” ancora a Londra?

«Mi piacerebbe avere come base operativa Londra, ma viaggiare il più possibile ed avere un lavoro flessibile. Quindi si, in teoria mi vedo ancora qui, ma mai dire mai».

E allora buona fortuna, Marco. Anzi, good luck!

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