Compravendita del voto, Cannito dalle parole ai fatti: ecco la denuncia in Polizia

Compravendita del voto, Cannito dalle parole ai fatti: ecco la denuncia in Polizia

«Audio virale in rete, denuncerò chiunque usi denaro per ottenere voti»

«“Denuncerò chiunque usi denaro per ottenere voti, perché la fiducia degli elettori è un dono, non è una merce!”. E’ una frase che io stesso ho scritto, il 3 maggio scorso, e postato sul mio sito e sui canali social. Metaforicamente non ho fatto in tempo a completarla, purtroppo, che l’ho dovuta mettere in pratica». A scrivere, attraverso un post su Facebook corredato da foto-denuncia, è il candidato sindaco Mino Cannito, a capo di una coalizione civica in vista delle Amministrative 2018 di Barletta.

Denuncia Cannit

«Oggi pomeriggio, infatti – si legge ho sporto denuncia contro ignoti per un audio che da questa mattina, almeno allora per la prima volta i miei familiari lo hanno ascoltato, circola in maniera virale sulle chat di WhatsApp. In questo file audio una ragazza, rivolgendosi genericamente a un gruppo, spiega, in maniera chiara e dettagliata, reclutamento, compiti e compenso in denaro, dicendo che il tutto, e riporto un paio di frasi dell’audio, “consiste nel dare il voto a Cannito, e questo fatto verrà visto, perché viene visto se tu effettivamente dai il voto o meno… Se qualcuno del gruppo è interessato me lo fa sapere, la ricompensa è di 50 euro”. Le indagini chiariranno, spero, chi sia il responsabile, l’autore e l’interprete di questo audio, con quali intenzioni sia stato fatto circolare. Io sono molto indignato e arrabbiato per la codardia e la vigliaccheria di chi usa certi mezzi perché sicuramente non ha altri strumenti, onesti ed efficaci. Ripeto, ancora una volta, denuncerò chiunque usi denaro per ottenere voti, perché la fiducia degli elettori è un dono, non è una merce. Io non scherzo e la mia parola pesa come piombo e vale quanto l’oro! A voi ragazzi e a tutti, una preghiera, rifiutatelo il denaro che vi offrono per dirvi chi votare, non vi regalano nulla, vi derubano!».