L’Armenia, “paese mattatoio” per tre volte nella storia

L’Armenia, “paese mattatoio” per tre volte nella storia

Tra genocidio e speranza di integrazione in Sala Sant’Antonio

A cura di Stefania Ricatti

«Un popolo vittima della più assurda e cieca violenza, di cui solo l’uomo può essere capace quando sopraggiunge il sonno della ragione». Con questa parole la presidente dell’associazione F.I.D.A.P.A Lucia Ciocia ha definito i genocidi che hanno colpito la popolazione degli armeni: l’occasione per un dovuto ricordo è maturata nel corso di un incontro tenutosi il 21 aprile presso la Sala Comunità Sant’Antonio.

La storia travagliata di questa popolazione è stata raccontata dal dottor Diran Timurian, nato a Bari ma di origini armene, in una fusione di storia ufficiale e memoria familiare. «Avevo 9 anni quando mio nonno, sfuggito ad uno dei tre genocidi che hanno colpito l’Armenia, mi raccontò per la prima volta gli orrori subiti da questo Paese- ha spiegato- i primo massacro si registrò tra il 1894 e il 1896, indetto dal sultano contro i rivoluzionari che chiedevano l’indipendenza dall’impero ottomano. Durante la Prima guerra mondiale si registrò il secondo genocidio, dovuto allo sviluppo di un fortissimo nazionalismo turco, la cui parola d’ordine era l’espulsione delle altre nazionalità. Il 24 aprile 1915 fu ordinato il rastrellamento della popolazione armena e iniziarono le cosiddette “marce verso il nulla” che portavano la gente alla morte. Dopo qualche anno dalla nascita della Repubblica armena, tra il 1920 e il 1923  avvenne il terzo sterminio, ad opera del sultano Kemal. Non è possibile rinnegare questi accadimenti» ha affermato con decisione Timurian, mostrando dei documenti scritti da ambasciatori americani e tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale. La provincia di Kharput era definita una “provincia mattatoio”, mentre più lettere testimoniano che si era a conoscenza di quei rastrellamenti di massa, volti allo sterminio dell’intera etnia.

Armenia tra genocidio e integrazione a Barletta
Armenia tra genocidio e integrazione a Barletta

La vicenda storica ha poi aperto la strada ad una riflessione sul presente. «La diaspora conseguente ai genocidi ha provocato la dispersione della popolazione armena, portando un consistente gruppo anche a Bari.- ha affermato la Ciocia- ciò che hanno in comune tutti i flussi migratori sono le difficoltà: difficoltà di separarsi dalla propria terra natale, di raggiungere un nuovo Paese e di integrarsi in quest’ultimo. In questo mondo fluido e fluttuante, che ha rinunciato ai propri valori, assistiamo inermi e spesso indifferenti all’arrivo di nuovi profughi. Ma dovremmo preoccuparci seriamente del loro futuro e capire che, per ottenere l’integrazione, la buona volontà di pochi non basta ».