Mai più. Pasquale, Giuseppe, Serafina, Rossella, Luciano, Pasqua, Michele, Julia, Jolanda, Benedetta, Fulvio, Giovanni e Gabriele. Mai più. Sei lettere che son risonate prepotenti tra le mura del PalaSport di Andria, per l’occasione trasformato in una chiesa capace di accogliere più di 4000 persone accorse a dare l’ultimo saluto a 13 delle 23 vittime del disastro ferroviario maturato lo scorso 12 luglio tra Andria e Corato, in cui ha perso la vita anche il 61enne barlettano Michele Corsini: nei primi banchi i parenti delle vite spezzate, sostenuti anche da psicologi, e rappresentanti delle istituzioni, quali il capo dello Stato, Sergio Mattarella, la presidente della Camera, Laura Boldrini, il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, e il capo della polizia Franco Gabrielli.

Non ha usato mezzi termini nella sua omelia Monsignor Luigi Mansi, vescovo della diocesi di Andria-Canosa-Minervino: «Siamo vittime di prassi di vita e di gestione dell’economia nelle quali non si pensa al valore della vita delle persone ma a calcoli ottusi di convenienze e interessi. Il tutto senza scrupoli, generando piccole e grandi inadempienze nei confronti del proprio dovere, inteso nel senso nobile del termine. Dovere, di tutti. A cominciare dai più deboli e dai più fragili, a partire dalle periferie. Noi temiamo che per troppi anni queste terre siano state considerate le periferie dell’Italia». Verità e giustizia. Stesse richieste avanzate dal sindaco di Andria, Francesco Giorgino: «Tutti in questa terra hanno viaggiato almeno una volta su quei treni: studenti, pendolari, lavoratori, viaggiatori. Proviamo dolore e rabbia ma ho il dovere di chiedere con voce ferma e decisa giustizia e verità. Questo lembo del nostro Sud saprà essere forte e rialzarsi. Mai più una strage così» ha detto rivolgendosi a Sergio Mattarlella, prima di concludere citando Sant’Agostino. «La speranza ha due figli: lo sdegno e il coraggio. Ora c’è lo sdegno ma dobbiamo far prevalere il  coraggio».

Gli applausi, resta quello sullo sfondo. Gli applausi al termine del discorso, gli applausi scroscianti come la pioggia caduta oggi sulla Bat al saluto delle bare, gli applausi tributati in maniera simbolica ai tanti soccorritori presenti, che con medici e infermieri hanno contribuito a rendere meno sanguinoso l’atroce bilancio. Restano negli occhi le lacrime, la rabbia, i pugni chiusi, i peluche e gli oggetti personali depositati ai piedi delle salme: ognuno di loro aveva sogni, valori, idee, alcuni realizzati e altri da realizzare. Non gli sarà possibile. Sono ancora ricoverate 19 persone: 8 pazienti all’ospedale di Andria (di cui 3 in prognosi riservata), due a Barletta e gli altri a Bisceglie, Molfetta, Terlizzi e Bari. Il tempo del pianto cede ora il passo a quello delle responsabilità, con un’inchiesta in corso e sei indagati iscritti nel registro.