a cura di Stefania Ricatti
L’associazione artistico culturale CeSACooP A R T E opera nel territorio da 36 anni, interessandosi di arti visive, teatro e animazione, cercando di sollecitare la fantasia e la creatività degli individui e organizzando attività che mirano a ravvivare il panorama culturale barlettano e regionale. Tra le iniziative più significative portate avanti dall’associazione ricordiamo la Fiera dell’Assunta, ormai scomparsa per mancanza di fondi, che riproduceva una manifestazione fondata da Federico II di Svevia, unica in tutta la Puglia. Da dieci anni l’associazione si impegna nell’organizzazione del concorso nazionale di poesia “La Stradina dei poeti”, evento culturale che coinvolge la cittadinanza, esponendo le poesie dei partecipanti in Vico Stretto. A pochi giorni dall’inaugurazione del concorso, abbiamo intervistato il presidente Gennaro Capriuolo e Maria Antonietta Di Bitonto, per un dialogo su poesia e cultura a Barletta.
Come nasce il concorso “La Stradina dei Poeti”?
«La poesia non rientra strettamente nei nostri interessi, poiché ci occupiamo principalmente di arti visive e recitazione. Tuttavia crediamo che ci sia poesia anche in queste due arti, e che il concetto di poesia faccia parte del nostro essere quotidiano. L’idea del concorso è nata in seguito ad una passeggiata, durante la quale abbiamo visto il Monumento dei Caduti degradato da alcuni giovani che banchettavano lì vicino. Abbiamo pensato di creare qualcosa che trasmettesse dei valori ormai persi, e la poesia ci è sembrata la forma d’arte più idonea a offrire un messaggio. All’idea del concorso di poesia si è poi unita la volontà di sperimentare qualcosa di nuovo».

Le poesie che partecipano al concorso saranno esposte dal 13 al 16 agosto in vico Stretto, stese come panni al sole. Cosa rappresenta questo metodo di esposizione?
«Vico Stretto è una stradina molto bella e caratteristica, che ci è sembrata adatta alle nostre esigenze, per creare un concorso che coinvolgesse non solo i poeti ma anche i passanti. Conosciamo molto bene il centro storico attraverso i racconti dei nostri genitori, che ricordano i panni stesi al sole per le strade, l’odore del bucato, della purezza che invadeva le strade. Abbiamo quindi voluto riproporre questa purezza sotto forma di poesia. Vico Stretto diventa una vera e propria antologia a cielo aperto, in cui ognuno può leggere le poesie che vuole. Per creare maggiore partecipazione abbiamo istituito un premio per chi riuscirà a individuare la poesia d’autore, esposta in forma anonima insieme a quelle dei partecipanti al concorso».
A Barletta la cultura è spesso relegata ad un ruolo marginale, eppure un concorso come la “Stradina dei poeti” è riuscito a giungere alla decima edizione. Incontrate delle difficoltà nel vostro operato?
«La nostra associazione non ha vita facile, e ci sono ancora concittadini che denigrano il concorso. A nostro parere, per offrire alla città un servizio adeguato, è molto importante lavorare in sinergia con altri gruppi culturali, ma purtroppo Barletta vive di numerosi campanilismi. La crisi della cultura è dovuta principalmente alla mancanza di collaborazione, non solo da parte dell’amministrazione, ma anche tra le varie associazioni culturali, che dovrebbero unirsi per un obiettivo comune. Ad esempio, abbiamo avanzato la proposta di installare delle mattonelle permanenti contenenti le poesie vincitrici di ogni edizione, in modo da rendere la stradina un punto di riferimento per tutto l’anno, ma questo permesso ci è stato negato. Noi vorremmo che la gente abbia la voglia di mettere la propria arte a disposizione degli altri, in modo da dare emozioni a chi legge, in una condivisione di sentimenti. Fortunatamente, a darci la giusta carica per continuare ci sono le persone che ci apprezzano. Le amministrazioni cambiano, ma noi restiamo qui facendo il nostro piccolo. Ci paragoniamo alle formichine laboriose, che sono capaci di muovere grandi cose nel loro piccolo. Anche noi cerchiamo di fare del nostro meglio, e quando qualcuno viene a lasciarci la propria poesia, raccontandoci la sua storia, o ci ringrazia per averlo aiutato a tirar fuori una poesia dal cassetto, riscopriamo un contatto umano per cui vale la pena impegnarsi».