«Ci eravamo lasciati il 4 dicembre, la sera della sconfitta referendaria, con il rimpianto del mancato cambiamento del Paese, ma convinti di dover continuare l’impegno per un Partito Democratico riformista a vocazione di governo – questo l’intervento del gruppo “Barletta con Renzi”, per sostenere la ricandidatura dello stesso alla guida del PD nazionale, firmato da Bruno Lattanzio, Cosimo Delvecchio, Emanuele Doronzo, Enzo Cascella, Franco Fucci, Luigi Terrone, Matteo Rizzi, Michele Dimatteo, Mimì Crescente, Ruggiero Crudele, Teodoro Centaro, Tonino Riglietti – Ecco perché anche stavolta sosterremo Matteo Renzi, dopo aver sottoscritto la sua candidatura al congresso PD e alle primarie, perché Renzi torni a guidare il Partito Democratico e il governo dell’Italia. Siamo convinti infatti della bontà della norma statutaria che riunisce in un’unica figura la guida del Partito e la candidatura alla guida del Paese, per dare forza e all’azione di governo e al Partito, con una leadership autorevole che riviene dalla scelta popolare con le primarie, in un percorso realmente democratico estranea alla logica degli accordi di vertice.
E i Mille giorni di governo Renzi sono stati di un’intensità straordinaria, con il Paese che ha riacquisito il ruolo che gli compete in Europa, anche sulla spinta del successo alle elezioni europee che ha fatto del PD il gruppo di riferimento del PSE, creando le condizioni per una politica europea che si emancipi dalla morsa dell’austerità e persegua fattori di progresso e crescita. Tanti gli interventi che hanno riportato il Paese al segno “più” degli indici macroeconomici: il taglio delle tasse come mai realizzato (l’eliminazione della tassazione per la prima casa, l’abbattimento dell’IRAP sul costo del lavoro, l’eliminazione dell’IMU agricola, il superammortamento per i nuovi macchinari delle imprese, lo sconto fiscale alle fasce di reddito medio-basse, il canone RAI finalmente in discesa, la riduzione dell’IRES), lo sblocco e il completamento delle infrastrutture, il record delle esportazioni e dell’avanzo della bilancia commerciale, l’aumento dei mutui ipotecari erogati, il recupero record dell’evasione, il PIL finalmente con il segno positivo. La sfida che ora ci attende è la declinazione di tali misure nelle realtà quotidiane delle fasce disagiate e dei giovani (il “Reddito di Inclusione” in questi giorni all’esame parlamentare, il “Lavoro di cittadinanza”, il taglio del cuneo fiscale per il lavoro giovanile), sfida che va di pari passo con il percorso riformatore nel campo dei diritti e del sociale («dopo di noi», autismo, spreco alimentare, unioni civili, caporalato, ecoreati, autoriciclaggio) e senza dimenticare i temi della Riforma costituzionale e della legge elettorale che vanno ripresi e portati alla discussione in Parlamento, oggi assopito dopo le promesse dei tanti che assicuravano riforme in cento giorni da contrapporre alla Riforma del Partito Democratico.
Nei tre anni di Governo Renzi, l’Italia è stata finalmente vista come un normale Paese occidentale, ma già oggi quella normalità sembra sbiadirsi riportandoci all’immagine dell’instabilità e dei 64 governi in 70 anni. Dicevamo all’inizio che per noi il Paese ha perso una grande occasione per avere governi stabili e un sistema istituzionale funzionante, ma non per questo vogliamo rassegnarci né all’onda populista né ai salti all’indietro di un sistema frastagliato e non decidente. Vogliamo invece occuparci del futuro – conclude la nota – ripartendo dagli errori commessi, “facendo le pulci” all’azione di governo di questi ultimi tre anni, e ne discuteremo con Matteo Renzi in questo fine-settimana al Lingotto di Torino, che vide 10 anni fa la nascita del Partito Democratico, per elaborare dal basso le nuove proposte per l’Italia e l’Europa del futuro».
