Home cultura “Vento nel Vento”, Fulvio Frezza riporta in vita Lucio Battisti

“Vento nel Vento”, Fulvio Frezza riporta in vita Lucio Battisti

Presentato il nuovo libro dell'autore barlettano

«Nel mio silenzio anche un sorriso può fare rumore» : ricordate queste parole? E se vi dicessimo che in questo primo venerdì di febbraio il Presidio del Libro Barletta, in collaborazione con il Punto Einaudi, ha riportato in vita il grande Lucio Battisti? E’ magicamente sbucato fuori dalle pagine di “Vento nel Vento” dieci anni di Lucio e Giulio, il nuovo libro di Fulvio Frezza. L’incontro con l’autore, a cura del giornalista Costantino Foschini con interventi musicali di Domenico Mezzina è avvenuto venerdì 2 febbraio contornato da una platea numerosa.

Un libro misterioso quello di Frezza, a partire già dal sottotitolo, che vede in primo piano il cantautore italiano e il suo paroliere di fiducia, conosciuto come Mogol, ma il cui vero nome era Giulio Rapetti. «Questo libro è più raffinato di quello precedente su Modugno, perché più raffinata è la figura di Lucio rispetto ad un personaggio più popolare e sanguigno come era Domenico Modugno, nonostante entrambi scrivessero canzoni molto raccontabili». Questa l’entrèe di Costantino Foschini, che ha introdotto il libro di Frezza, prima di lasciare la parola all’autore.

Lucio Battisti libro 1

Il volume è intriso delle curiosità di un decennio a dir poco tumultuoso, in cui il mondo subiva una profonda trasformazione, e della parallela evoluzione nel rapporto fra due artisti geniali e riservati. Non sono mancate ovviamente le indiscrezioni : notizia assolutamente inedita infatti quella sull’identità della segretaria/addetta stampa di Mogol e Battisti, Antonella Gorgoglione, famosa per aver introdotto il cantante alla Numero Uno, che pare essere nata proprio a Barletta. Ma questo libro di cosa tratta esattamente? E’ solo il briefing di una carriera pregevole o c’è qualcosa di più?

«Io non ho voluto parlare della biografia di Battisti. Il mio- ha affermato Frezza– è il racconto musicale di un amore, ovviamente artistico, fra due geni che si sono incontrati nonostante sapessero che prima o poi le loro strade si sarebbero divise. Questo perché le note di Lucio e la timbrica diatonica della sua voce raccontavano l’identità di quella musica a Mogol che cuciva sui pentagrammi le parole e non il contrario. Prima o poi questo accordo sarebbe venuto meno, le parole avrebbero acquisito sempre minore importanza. Entrambi lo sapevano, nella loro separazione non c’è stato alcun dolore».

Così dunque l’autore, grande esperto di Lucio Battisti, ha descritto l’anima del suo libro, che spazia da notizie risapute a sconosciute, dilettando i suoi lettori. Il volume non è privo però di cenni di tecnica musicale: ogni capitolo è infatti dedicato ad un celebre disco del cantautore che viene puntualmente paragonato ad un emblema della musica classica, come nel caso di “Anima latina” nella quale il Frezza ha individuato affinità musicali con La Sagra della Primavera di Stravinsky.

Sulle note dei più amati successi di Lucio Battisti, come “I Giardini di Marzo”, “Emozioni”, “Il mio canto libero” e “Vento nel Vento” (che al libro ha dato il nome), con la sublime performance di Domenico Mezzina, la platea ha riassaporato le sensazioni di quei magici anni come se non fossero mai passati, perché: «Lucio non ha abbandonato solo Mogol. Ha abbandonato tutti noi che a quei pensieri e a quelle parole abbiamo creduto, noi che abbiamo continuato a sognare i giardini di marzo che si riempiono di mille colori, attaccati alla musica che scaturiva da un vecchio vinile segnato dai graffi di una vita intera. Noi che abbiamo continuato a pensare a lui come ad un amico lontano. Un amico che prima o poi sarebbe ritornato».

A cura di Carol Serafino

Exit mobile version