Home Attualità Coronavirus, i pro e i contro degli esami “a distanza”

Coronavirus, i pro e i contro degli esami “a distanza”

Le esperienze di alcuni studenti di Barletta

L’emergenza sanitaria causata dalla propagazione del Coronavirus ha indubbiamente minato la stabilità delle nostre vite. Questo ha coinvolto anche l’ambito dell’istruzione, che dopo il DPCM emanato il 4 marzo è stato costretto ad una vera e propria rivoluzione dei metodi didattici, attraverso il ricorso alla FAD (formazione a distanza). E così sono iniziate carrellate di lezioni online sulle principali piattaforme di riferimento, come Microsoft Teams e Zoom, lauree nel salotto di casa e, per par condicio, anche e ovviamente le prime esperienze di interrogazioni ed esami in teledidattica. Un format a cui sarà meglio abituarsi, date le parole non proprio incoraggianti del Ministro dell’Istruzione Azzolina, che per ragioni di sicurezza esclude un’imminente riapertura delle scuole a maggio. E se coi più piccoli è stato necessario un po’ di “braccio di ferro” per convincerli che l’astensione da scuola non è una vacanza, come tempo fa ci aveva riferito Vincenza Mura, insegnante di Italiano presso l’Istituto primario Raffaele Musti, diverso è stato il caso degli universitari. Abbiamo parlato con alcuni studenti di Barletta, per farci raccontare i pro e i contro di questo nuovo modo di “fare scuola”. Le diverse testimonianze hanno messo in luce, nonostante i differenti percorsi di studio, alcune caratteristiche in comune.

Innanzitutto, ciò che è emerso, è che per garantire un sereno andamento dell’esame, è necessario che la connessione in casa sia ottimale. «Io mi sono trovato bene e discutere l’esame in casa mi ha reso più sicuro – ci ha riferito Giuseppe, studente di Economica e Commercio – ma bisogna avere una connessione internet molto stabile ed è necessario che non ci siano intermittenze oppure echi e brusii, altrimenti l’esame potrebbe risultare compromesso, come anche la concentrazione dello studente». Disagi che gli stessi docenti mettono in conto però, e rispetto ai quali hanno mostrato comprensione e spirito d’adattamento, come ci ha riferito Elena, studentessa di Lingue e Culture per il Turismo: «Il giorno del mio esame, la docente si è dimostrata molto disponibile e accomodante. Se venivano rilevati problemi di video o audio, lei permetteva al candidato di scollegarsi e ricollegarsi appena possibile, interrogando nel mentre un altro esaminando. E’ stata un’esperienza positiva, per nulla traumatica. Manca quella sensazione di empatia con il docente, o la sensazione di adrenalina che si prova durante il viaggio per arrivare in sede, ma non è stato travagliato come molti pensano». Sebbene la teledidattica possa far incorrere docenti e studenti in piccoli imprevisti, ha però anche i suoi vantaggi: la familiarità con l’ambiente di casa, che inevitabilmente smorza la tensione, e un ammortizzamento di tempi e costi, soprattutto per chi è pendolare. Diverso ma altrettanto positivo il caso di Roberto, studente di Fisica, una delle tante facoltà scientifiche che solitamente prevedono lo svolgimento di una parte scritta anche durante gli orali: «La scorsa settimana per la prima volta ho svolto un esame orale telematicamente. Inizialmente avevo timore di poter riscontrare problemi nell’eseguire calcoli e dimostrazioni. Ho eseguito le dimostrazioni richieste su un foglio bianco verso cui era rivolta la webcam. Alla fine dei conti è stato come un normale esame, un po’ strano per le nuove modalità, ma non ho riscontrato particolari differenze rispetto alla prassi face to face».

Insomma, la didattica a distanza, col suo “circondario” accogliente e nonostante controlli intorno alla stanza per vagliare la presenza di eventuali suggeritori e  connessione ballerina, potrebbe davvero rappresentare il futuro, un modo per consentire agli studenti (e tempestivamente) di continuare a sostenere gli esami garantendo serietà e professionalità. Eppure, ciò che manca, è il contatto umano, quel rapporto di interscambio empatico ed emozionale fra docente e studente che solo il vis-à-vis può consentire. A parlarcene è stata Monica, studentessa di Giurisprudenza: «La modalità telematica ha i suoi aspetti positivi, come la riduzione delle tempistiche, la grande comprensione da parte del docente, la predisposizione di turni per rendere l’iter più agevole ed evitare i tempi di attesa, tuttavia non è quella che preferisco. Mi sono sentita come estraniata dall’ambiente universitario solito che ci circonda. Soprattutto viene meno quell’interazione personale e umana che si instaura durante la classica modalità d’esame».  Insomma, una vera e propria rivoluzione, che ad oggi rappresenta però solo un valido surrogato della modalità tradizionale, ritenuta insostituibile e a cui si auspica di tornare al più presto. Ciò che è sicuro, e che la stessa Monica ci ha suggerito, è che, teledidattica o no, nella vita degli studenti «sempre presente è l’amica ansia, anzi, forse anche triplicata».

 

A cura di Carol Serafino

Exit mobile version