Dal 4 maggio il Governo ha sancito l’inizio della Fase 2, un nuovo step di questa “scalata” ad un progressivo ritorno alla normalità. Il tutto però sempre e solo nel rispetto delle norme di buon comportamento: distanziamento sociale, uso di guanti, mascherine e gel igienizzanti. Oltre alla riapertura di alcune delle attività commerciali sul territorio, è stato consentito di poter ritrovare anche i propri familiari e i propri affetti stabili. Unica imprescindibile raccomandazione per rendere duraturo questo passo avanti: il divieto assoluto di assembramento. Il Coronavirus si trasmette da uomo a uomo e rapidamente. La principale modalità di trasmissione avviene attraverso il contatto con soggetti sintomatici, tuttavia, sebbene meno frequentemente, è possibile che anche individui asintomatici siano egualmente “rischiosi” e ovviamente meno prevedibili, come attestato dall’OMS. Questo ha reso necessario e obbligatorio il distanziamento fisico, che sarebbe impossibile da supportare se si ricominciasse ad uscire in folti gruppi e tutti insieme. Eppure, in alcuni casi sembra ancora difficile da comprendere e metabolizzare.

A Barletta, l’inizio della Fase 2 ha segnato anche l’inizio di una caterva di rimpatriate non esattamente a norma, come segnalato, per citare pochi esempi, dalle foto di bottiglie di birra sul litorale di Ponente o sulle panchine di Parco dell’Umanità, simbolo non solo di assembramento ma anche di inciviltà, e l’eccessiva affluenza di persone che si concentra soprattutto nei fine settimana. La stessa tipologia d’errore commessa durante la Fase 1, che contrariamente, obbligava i cittadini ad una rigida quarantena e allo stanziamento in casa. In quello che ormai sembra un marzo molto lontano, si infrangeva l’isolamento nei modi più disparati: assembramenti immotivati a qualsiasi ora, “passeggiate” al supermercato più volte al giorno e addirittura fuochi d’artificio. Vigile e rigida è stata l’azione delle forze dell’ordine, che hanno costantemente monitorato la situazione e continuano a farlo, sebbene con le opportune differenze. Se infatti, durante la Fase 1, i controlli miravano ad accertare le cause stringenti delle uscite e ingiungevano le opportune sanzioni laddove le regole non venivano rispettate, in questa Fase 2, durante la quale le misure di sicurezza sono leggermente meno incombenti, lo scopo del monitoraggio è quello di evitare affollamento.

I dati dei controlli su scala provinciale emanati dalla Prefettura di Barletta tuttavia non sono incoraggianti. E’ stato registrato infatti che, nella BAT, dall’11 marzo fino al 12 maggio sono state controllate 72.837 persone, denunciate 1689, sanzionate 3859. Non meno gravosa la situazione per alcuni esercenti. Risulta infatti che dall’inizio della pandemia, siano stati controllati 9733 esercizi commerciali, siano stati denunciati 43 titolari dei succitati esercizi e ne siano stati sanzionati 113. Chiuse 23 attività. Un dato che deve richiamarci all’ordine e alla disciplina, perché non è questo il momento di deporre le armi e arrendersi.

 

A cura di Carol Serafino