Sono trascorsi oltre quattro mesi dalla subitanea e drammatica diffusione in Italia del Covid – 19, ovvero di quel virus che ha seminato morte, panico, incredulita’, pessimismo,diffidenza, disagio.Dopo questo lungo periodo in cui ogni attivita’ sociale e’ stata costretta ad uno stop forzato, si e’ tornati, sia pure lento pede, ad un modus vivendi per cosi’ dire normale, eccezion fatta per l’attivita’ sportiva dilettantistica.Come mai la parte piu’ povera nonche’ quella piu’ genuina dello sport nazionale e’ ancora costretta a tenere i motori spenti?Quali sono le oscure ragioni che impediscono alle discipline cosiddette “minori” di riprendere la loro attivita’?Dopo tutte le limitazioni imposte dai numerosi Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri emessi nella fase piu’ critica dell’emergenza sanitaria con l’intento manifesto di salvaguardare la salute pubblica,lo scorso 17 maggio una luce sia pure piccina piccina ha restituito una briciola di speranza ad un microcosmo, quello dello sport dilettantistico, messo letteralmente in ginocchio dal coronavirus.All’interno di un Decreto emanato nella data prima menzionata il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha disposto la riapertura ,a partire dal 26 maggio, di tutte le palestre (sia pubbliche che private).Fine dell’incubo durato due mesi e mezzo? Assolutamente no.Nel preciso istante in cui il Governo sembra volere tendere una mano all’associazionismo dilettantistico, gravemente danneggiato da una pausa cosi’ lunga, ci pensano la burocrazia da una parte  ed il mondo scolastico dall’altra a paralizzare nuovamente tutto, a spegnere quel barlume di speranza, a danneggiare quella scialuppa di salvataggio messa a disposizione di chi era gia’ costretto ad operare tra mille difficolta’ e non invece a gestire le cifre faraoniche che caratterizzano lo sport professionistico.Cos’e’ accaduto? Nonostante la reale disponibilita’ da parte del Dicastero dello Sport a fare ripartire tutte le discipline indoor (tra le  quali non si puo’ non menzionare il tennistavolo, ovvero uno degli sports piu’ popolari ma anche piu’ poveri), nonostante le Ordinanze Regionali in linea con la disposizione ministeriale, in gran parte delle citta’ italiane le palestre scolastiche sono ancora sprangate.Perche’ al dilettantismo sportivo s’impedisce ancora la legittima ripartenza?In Italia quando la soluzione di qualsivoglia problema e’ a portata di mano, spunta puntualmente il “genio incompreso” che, con un pizzico di patologico sadismo, deve ingigantire dettagli assolutamente insignificanti.Per essere piu’ chiari, la sanificazione degli ambienti adibiti ad uso sportivo e’ diventata ex abrupto la RAGION DI STATO, il misero pretesto per danneggiare ulteriormente chi, non disponendo di sponsors ma facendo leva solo sulle quote di frequenza e su qualche erogazione liberale, rischia di accomiatarsi prematuramente dallo scenario sportivo nazionale.Tante, troppe amministrazioni locali,sperperando tempo prezioso, hanno fatto finta di non sapere che la sanificazione delle strutture e’ un onere che compete esclusivamente agli Enti proprietari degli immobili e non invece ai soggetti fruitori degli stessi e, dopo quasi due mesi dalla disposizione emanata dal ministro Spadafora, temporeggiano ancora. Nella Citta’ della Disfida, dopo un iniziale fraintendimento tra Amministrazione Comunale ed associazionismo sportivo dilettantistico, sulle modalita’ di sanificazione e’ stata fatta chiarezza, grazie all’intervento del Primo Cittadino dott. Mino Cannito e della dott.ssa Caterina Navach (Dirigente Settore Sport del Comune di Barletta).Via Crucis giunta al capolinea per le tante a.s d. ancora ferme ai box?Macche’! Quando finalmente la macchina dello “sport puro e autentico” sembrava potere riaccendere il motore, il Ministero della Pubblica Istruzione ha tirato fuori il coniglio dal cilindro!

La dott.ssa Lucia Azzolina, nel comunicare che il nuovo anno scolastico prendera’ il via a meta’ settembre, per garantire il distanziamento fisico degli alunni e per fare fronte alla carenza di spazi da destinare all’attivita’ didattica, ha disposto l’utilizzo (con relativi lavori di adeguamento) di tutte le palestre scolastiche come aule ” confortevoli e sicure”. Una decisione, quella or ora menzionata, che e’ semplicemente sconcertante se si considera la cronica carenza di impianti sportivi sul territorio nazionale. Una decisione, quella maturata dal Ministro della Pubblica Istruzione, che denota totale incompetenza in ambito sportivo oltreche’ assoluta insensibilita’ nei confronti dell’associazionismo sportivo dilettantistico italiano,fruitore proprio elle palestre scolastiche.Una decisione siffatta rischia seriamente di decretare la thanatos dell’80 % delle associazioni sportive dilettantistiche che negli impianti sportivi scolastici e’ costretta a svolgere la propria attivita’ formativa oltreche’ agonistica a seguito di un insufficiente numero di strutture comunali adibite ad uso sportivo.Deprecabile il “silenzio – assenso” di quasi tutte le Federazioni Sportive (tra le quali non si e’ assolutamente distinta la FITET), inspiegabile  e tutt’altro che encomiabile l’immobilismo del CONI che avrebbe dovuto fare fuoco e fiamme in difesa di tutti gli sports indoor, inammissibile l’indifferenza del mondo politico tutto (eccezion fatta per il sen. Claudio Barbaro, unico parlamentare che ha ripetutamente esortato il ministro Azzolina a rivedere e correggere la scellerata decisione).
Sic rebus stantibus, anche un sodalizio “datato” come la Pol.Dil. ASI Barletta (gruppo sportivo che, e’ quanto mai opportuno ricordare, tra dodici mesi festeggera’ ben 40 anni d’ininterrotta e gloriosa attivita’ agonistica) viene letteralmente “crocifisso” e non puo’ programmare la propria attivita’.Il club pongistico barlettano dovra’ partecipare ad almeno tre Campionati a squadre (di cui uno Nazionale) e al momento, preso atto dell’indisponibilita’ della palestra di Via Botticelli, non dispone di una sede di allenamento, ne’ tantomeno puo’ comunicare alla Federazione Italiana Tennistavolo un campo di gara che potrebbe non essergli concesso.Lo status quo venutosi a delineare,dunque,  e’ davvero surreale ma ancora piu’ inverosimile e’ l’atteggiamento di chi ha elaborato un’idea, quella prima menzionata, capace di fare morire realta’ associative che, come il sodalizio pongistico barlettano, hanno scritto pagine indelebili di storia dello sport italiano.
Chi non ha competenza sportiva, non arrechi danni irreversibili allo sport duro e puro!