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Puglia, zona rossa e smart working: come evitare errori di postura quando si lavora

Le spiegazioni del fisioterapista barlettano Alessandro Montenegro

Come purtroppo si temeva è giunto inesorabile il decreto del Governo Draghi: zona rossa in tutta Italia dal 15 marzo al 6 aprile. Ancora troppe vittime stanno passando sotto le forche caudine del Covid-19 e il numero molto elevato di contagi non ha lasciato spazio ad altre soluzioni. Con il ritorno al lockdown, il déjà-vu con il bistrattato 2020 è d’obbligo e fra le tante consuetudini, ritorna anche il crescente numero di lavoratori in smart working. Nonostante i vantaggi legati ad una preservazione della salute e alla diminuzione degli spostamenti, lo stile di vita del videoterminalista può portare però qualche piccolo inconveniente fisico, a causa di posture erronee o dell’eccessiva sedentarietà. In proposito abbiamo parlato con il fisioterapista barlettano Alessandro Montenegro, che ci ha delucidato sull’argomento.

«Lo smart working è un’opportunità per il lavoratore – spiega il Dott. Montenegro – perché permette di lavorare in modo più agevole, in quanto non ci si deve sottoporre a spostamenti e si vivono meno situazioni di stress (come recarsi in ufficio in macchina, postazioni scomode in sede o in treno). Inoltre le postazioni di lavoro sono spesso standardizzate per tutti i lavoratori e questo non consente di personalizzare la propria, cosa che invece è possibile fare in casa». Come ha chiarito però il fisioterapista, questo ovviamente non significa che le postazioni lavorative debbano essere le più comode possibili o scomposte.

Bisogna sempre tenere a mente la postazione standard tipica dell’ufficio ma migliorare e regolare la propria postura, ottimizzando la postazione di lavoro. «Sarà meglio tenere lo schermo frontale alzato a livello dello sguardo – prosegue – la postazione più vicina possibile al proprio corpo ma non troppo, in modo che il braccio non sia in continuo allungamento e al tempo stesso non troppo flesso, magari poggiato anche col gomito e con la spalla. Inoltre quando si lavora col mouse bisogna cercare di avere una posizione retta, così ci si può poggiare col gomito ma non ci si allunga troppo in avanti con il braccio, altrimenti questo può essere causa di cervicobrachialgie, tipiche del lavoratore che opera in smart working».

Esistono dei piccoli accorgimenti e qualche escamotage oculato per evitare questi imprevisti. «Io tendo a consigliare il mouse anatomico – afferma – che permette di prevenire le problematiche di tunnel carpale al polso. Spalle e schiena restano più rilassate, anche la seduta deve essere comoda, le gambe devono rimanere ben poggiate a terra e per chi soffre di problemi di schiena sarebbe meglio favorire la seduta con un cuscino. Io di solito consiglio il cuscino McKenzie, che dà un supporto lombare e permette di mantenersi più dritti con la schiena, con un maggiore appoggio. Molto spesso con le gambe si tende ad allungarsi sotto la scrivania, e questo induce sia uno scivolamento della schiena sulla sedia, sia posture errate, cui conseguono numerosi mal di schiena. Se è possibile bisognerà usare delle postazioni con un fondo o utilizzare una pedana per poter poggiare i piedi, questo permette di non allungarsi troppo ma con una postura più rilassata. Ricordo però di mantenere questa posizione il meno possibile».

Ma qual è allora la postura ideale per il videoterminalista? «Alle volte per raggiungere strumenti che possono servire, come la stampante o il telefono, induciamo delle rotazioni col tronco che alla lunga possono essere nocive. Il mio consiglio è di non tenere in generale la stampante troppo vicino, perché questo permetterebbe di alzarsi più spesso, rompendo quello che è lo schema classico e creando un maggior movimento. Molto spesso l’immobilità alla scrivania crea dei dolori quindi alzarsi può essere utile durante la giornata».

Infine il Dott. Montenegro ha dispensato qualche utile esercizio da poter mettere in pratica fra una pausa e l’altra dal lavoro, per favorire, come da lui asserito, un miglioramento dell’escursione articolare soprattutto della cervicale: «Io proporrei innanzitutto la rotazione della testa (il mento va verso una spalla, stando attenti a non sollevarla, tenendo le braccia aperte lungo un muro con le ginocchia leggermente flesse). In secondo luogo le inclinazioni (l’orecchio va verso la spalla, non compensando sollevandola, allungando la parte laterale del collo, prima a sinistra e poi a destra). Per quanto riguarda gli esercizi per la zona lombare, possono essere utili dei rannicchiamenti in piedi, afferrando le ginocchia (questo aiuta il movimento del bacino e la zona lombare della schiena), poi la semplice mobilità degli arti inferiori e degli arti superiori. In generale sarebbe preferibile a fine di ogni giornata lavorativa svolgere l’attività compensando lo stato di sedentarietà che si è avuto durante il lavoro. Sarebbero utili inoltre valutazioni fisioterapiche, che possono aiutare il lavoratore in smart working a gestire meglio dolori che possono subentrare, o sedute di terapia posturale, oltre che la gestione di alcuni dolori: spesso io consiglio o delle sedute di tecnica posturale Mézières oppure dei trattamenti per cervicalgie».

 

 

A cura di Carol Serafino

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