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“Quel busto bronzeo raffigurante Giuseppe De Nittis e Franco Zeffirelli”: il ricordo di Nino Vinella

Correva l’ottobre 1985 quando il Castello di Barletta divenne il set d’eccezione per le riprese nei suoi sotterranei di “Otello”,

Sabato 9 novembre, domani, il calco originale del busto in bronzo raffigurante Giuseppe De Nittis, realizzato dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli nel 1934 ed ubicato a Barletta nei giardini intitolati alla memoria del grande pittore dell’Ottocento italiano ed europeo sarà inaugurato a Palazzo della Marra dopo il meticoloso progetto di restauro approvato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Foggia e Barletta Andria Trani ed eseguito dalla cooperativa Mu.Res. di Barletta.

Alla cerimonia in programma parteciperanno il Commissario Straordinario Francesco Alecci, lo storico dell’arte Renato Miracco, curatore del nuovo allestimento della Pinacoteca Giuseppe De Nittis, la Dirigente comunale del Settore Cultura Santa Scommegna, i restauratori Francesca Amendola ed Alessandro Zagaria. Il manufatto, a coronamento delle operazioni di pulizia, disinfestazione, consolidamento e verniciatura appena eseguite, potrà così essere nuovamente ammirato ed apprezzato all’inizio delle sale del nuovo allestimento “Rileggere De Nittis, oggi”.

Il calco, riconsegnato all’originaria lucentezza, ornava il percorso espositivo del vecchio Museo Civico, ospitato nel tempo sia a Palazzo San Domenico che nel Castello. Rappresentava il simbolico “benvenuto” per i visitatori diretti nella sezione dedicata, intuitivamente, alle opere della Collezione De Nittis.

Ecco l’amarcord del giornalista Nino Vinella:

“ Protagonista e testimone insieme di questo piccolo viaggio nel tempo un grande personaggio della cultura italiana: Franco Zeffirelli. Vi racconto come…

Correva l’ottobre 1985 quando il Castello di Barletta divenne il set d’eccezione per le riprese nei suoi sotterranei di “Otello”, il film in costume basato sull’opera di Giuseppe Verdi, diretto da Franco Zeffirelli con un cast straordinario. Due nomi su tutti gli altri: Placido Domingo nei panni del moro di Venezia, e Katia Ricciarelli ad impersonare la sfortunata Desdemona.

Dopo averlo prescelto per le sue reminiscenze da studente d’architettura, Franco Zeffirelli (che non lesinò critiche al restauro per l’impiego dei materiali, secondo lui uno scandalo) fu dunque ospite del Castello e di Barletta per un mesetto buono, dividendosi fra le segrete della “fortezza bianca” (lui la chiamava così) ed alcune… evasioni nel territorio, quelle puntatine da turista importante per le vie cittadine con la fedele cagnetta. Come quando lo accompagnammo, io da corrispondente della Gazzetta e l’amico Pietro Doronzo come presidente dell’Archeoclub, a Palazzo San Domenico, in corso Cavour, allora sede del Museo civico e della Pinacoteca De Nittis.

Il regista fiorentino ce lo aveva richiesto più volte, specie per i suoi ricordi dell’arte impressionista, ed alla fine, in una tiepida mattina di quell’ottobre di venticinque anni fa, lo scortammo noi due dall’albergo dove risiedeva con la troupe fino al Museo, percorrendo a passo lento le stradine del centro storico.

Primo incontro all’ingresso di Palazzo San Domenico con il busto di Federico II di Svevia, che allora dava il primo benvenuto ai visitatori. Poi i grandi vasi della collezione greca, e su su fino al primo ed al secondo piano del grande palazzo, dove Zeffirelli esaminò attentamente tutta la collezione di Ferdinando Cafiero, quel signore barlettano di metà ottocento che aveva abitato a Firenze e che da Firenze aveva donato alla città un intero appartamento, oggi esposto con altri reperti di quel buon tempo antico nella galleria del Polo museale.

Ma Franco Zeffirelli voleva incontrare proprio lui, Peppino De Nittis: lo aveva sospinto nella galleria dietro le grandi vetrate oggi scomparse tutto intorno al cortile del fabbricato di corso Cavour (dove oggi ha sede la Con-Sud) il ricordo giovanile di un piccolo quadretto dipinto dall’impressionista barlettano, che aveva visto e rivisto tante volte nella casa di suo nonno, sempre a Firenze.

Colpirono me e Pietro soprattutto i silenzi, quei religiosi silenzi del regista davanti ai quadri di De Nittis, che di certo gli evocavano i suoi allestimenti di più maestosi spettacoli alla Scala o le suggestioni elegantissime di altri film come “Traviata”.

Furono quei silenzi a dare la giusta misura dell’immenso affetto che Zeffirelli provava per l’arte denittisiana, che gli era davvero molto familiare, come pure il sommo rispetto che il regista portava verso le collezioni visitate in quel museo che ormai non c’è più, dove (come ho sentito dire) si accumulava la nostra cultura in attesa di tempi migliori…

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