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L’epidemia di cronaca nera a Barletta

Tanti episodi criminali in un anno: la voce dei cittadini

Barletta avrebbe tanti motivi per far parlare bene di sé. È città d’arte, insignita dalla Regione Puglia dal 2005 per le sue bellezze architettoniche. È conosciuta come la “città della Disfida”. Punto strategico della vita cittadina e importante cardine urbanistico, è il castello, un tempo fortezza a scopo difensivo. Simbolo per la città è certamente il Colosso di Eraclio. Qualcosa però evidentemente non funziona. Invece di parlare di turismo, di come andrebbero valorizzate tali bellezze storiche, ci si è trovati a dover fare i conti con un’altra questione, quella della legalità.

Omicidi che si verificano a pochi mesi l’uno dall’altro, colpi di pistola, barbare aggressioni, oppure l’arma più letale di tutte: il silenzio. Queste vicende hanno seminato paura e terrore soprattutto tra i giovani, che hanno così cominciato a pensare che forse “qualche parola di troppo” ogni tanto non vada detta. Anche le generazioni future, i padri e le madri di famiglia, vedono quella città in cui pensavano di aver trovato un luogo sereno dove far crescere i propri figli, trasformata in un ambiente malsano e dove non si può star tranquilli. La gente ha cominciato ad avere paura anche di “fare una passeggiata” o semplicemente “di lavorare nel mio locale”.

Se ci si reca presso un qualsiasi tipo di attività commerciale, la situazione è lampante. Molti titolari non mostrano la minima apertura al dialogo su questo argomento. “Non mi è successo nulla di grave fino a questo momento, meglio non rischiare” è una delle risposte più gettonate. Gennaro, nome di fantasia per tutelarne la privacy, proprietario di un locale a Barletta, risponde che non ci sente mai abbastanza tutelati da istituzioni dormienti e che, nonostante quanto successo, continuano ad essere sempre tardive nell’intervenire. Emblematico anche l’episodio avvenuto circa una settimana fa nella periferia della città: olio industriale bruciato sul marciapiede dell’osteria Su e So, uno tra i ristoranti più frequentati della zona 167.

Un atto di vandalismo a discapito di chi magari ci ha messo l’anima per realizzare i propri sogni, di chi vorrebbe semplicemente lavorare in serenità, di chi ci ha creduto di poter investire in questa città. “Ogni mattina ci si sveglia e se ne sente una nuova”, raccontano i cittadini più anziani. Mentre gli adolescenti parlano addirittura di episodi che sembrano ambientati nella serie tv “La casa di carta”. Esemplare proprio il recente assalto ad un ufficio postale in via Canne, quando una banda di rapinatori ha incendiato l’auto con la quale ha raggiunto la zona all’ufficio, riuscendo in seguito a rubare denaro da un furgone portavalori.

Non bisogna sorprendersi se dunque i giovani decidono sempre più spesso di andar via e costruirsi una vita altrove. Ma forse sono proprio loro la salvezza di questa città. E sono proprio dei bambini infatti, quelli dell’istituto “D’Azeglio-De Nittis”, ad aver realizzato, a un anno dalla tragica morte del ventiquattrenne Claudio Lasala, un libro di favole per ricordarlo. Claudio, 24enne accoltellato mortalmente da altri due ragazzi nel centro storico, è un ragazzo che ha semplicemente detto la sua. Claudio potrebbe essere chiunque tra noi.

Barletta ha bisogno di serenità, di un ambiente costruttivo, di essere apprezzata per la Cattedrale, il Castello ed Eraclio. Barletta ha bisogno di tornare ad essere la “città della Disfida”.

 

A cura di Francesca Caputo

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