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A Barletta il sociologo ed esperto di mafie Leonardo Palmisano con il suo ultimo romanzo “Il tradimento è delitto”

Porta alla luce la finanziarizzazione delle mafie e «un modo diverso di raccontare la Puglia»

Angela Savino, agente immobiliare di Locorotondo che con il bandito Mazzacani sta trattando la compravendita di un castelletto nelle campagne, assolda il bandito e il suo secondo, Luigi Mascione, per scoprire la verità sulla morte del fratello Riccardo, bancario irreprensibile e dalla reputazione limpida. Nel tentativo di venire a capo di un suicidio a dir poco sospetto in una zona ad alto tasso criminale, Mazzacani e Mascione cominciano a cercare negli ambienti della Sacra Corona Unita e in quelli della mala barese. È questa la contorta storia de “Il tradimento è delitto”, ultimo romanzo del sociologo Leonardo Palmisano che, muovendosi tra l’alta finanza, le cosche locali e la malavita internazionale, svela un enorme giro di denaro, di collusioni e di compromessi, entrare in contatto con i quali può costare la vita.

A porre l’attenzione sull’opera -nella giornata di domenica 22 ottobre nella sede di spazio “AStare” di Barletta- è stata l’associazione culturale “LettiDiPiacere”. Un evento molto partecipato e che, con la moderazione di Carmine Gissi, ex dirigente scolastico, e Sabino Zinni, insegnante di diritto civile, ha sviscerato tematiche delicate e di profonda attualità. Il racconto, edito da Fandango, si presenta come una nuova puntata del ciclo, già avviato dall’autore, sul bandito Mazzacani. La storia torna indietro raccontando che tre anni prima a Savelletri, sulla costa di Fasano nel territorio del sacrista Oronzo Senese, viene trovato il cadavere di Riccardo Savino, un bancario. Le indagini, frettolosamente chiuse dall’ex commissario Curiale, uomo della malavita nel sistema, dicono che Riccardo Savino si è suicidato ma sua sorella Angela non è della stessa idea. Da qui, spinte da Angela, sollecitata da suo zio Pino Manocionca, un anziano contrabbandiere di sigarette, partono le ricerche di Carlo Mazzacani e il suo secondo, Luigi Mascione.

Leonardo Palmisano, originario di Bari, imprenditore, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, ricercatore, scrittore di gialli e di diverse note inchieste, tra cui “Ghetto Italia”, riguardante i braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento, racconta questa volta «Un modo diverso di raccontare la Puglia –come spiega durante l’evento- Questa quarto giallo della saga, dedicata al bandito Mazzacani, fa infatti sicuramente un salto di qualità». Con un intrigante intreccio vengono così raccontati, attraverso un omicidio-suicidio, aspetti come la finanziarizzazione delle mafie, ma anche il lavoro e le attività svolte dalle forze investigative. «Ciò che viene fuori – sottolinea ancora Palmisano- è che la relazione tra soldi che hanno provenienze oscure diverse, può ad un certo punto creare una conflittualità oggettiva. Ho studiato molto per scrivere questo romanzo. Posso dire che parliamo di un sistema evoluto a tal punto che l’occultamente di denaro necessita di figure tecniche, spesso proprio esterne all’organizzazione». La riflessione, nel corso della serata, porta alla luce anche l’esistenza in Italia di un’equipe di analisti finanziari accademici, che aiutano la banca d’Italia a comprendere alcuni difficili casi. Questa istituzione era in passato legata alla politica a tal punto che ad intervenire poteva essere esclusivamente il capo di governo, solo dopo aver sentito il Presidente della Repubblica. «Pertanto, conclude Palmisano, la scelta stessa di far iniziare il romanzo con un cadavere trovato sott’acqua non è affatto casuale, ma indicatore della fluidità e liquidità di tali meccanismi».

A cura di Francesca Caputo

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