Ovunque si vada nel mondo, il nome della città di Barletta è legato a due fattori: la Disfida tra cavalieri italiani e francesi e Pietro Mennea. Il nome della Freccia del Sud, detentore per 17 anni del primato mondiale sui 200 metri piani e scomparso nel 2013 a 61 anni, è ancora indiscusso protagonista del mondo dell’atletica leggera continentale e mondiale. In vista dei campionati europei in programma fino al 12 giugno a Roma, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emesso una moneta celebrativa, realizzata dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato nell’ambito della Collezione numismatica 2024. Un autentico cimelio a tiratura limitata – 5000 esemplari – presentato giovedì pomeriggio alla cittadinanza nella sede del Comando provinciale della guardia di finanza alla presenza della moglie Manuela Olivieri, del giornalista della Gazzetta dello Sport Valerio Piccioni e dei rappresentanti delle istituzioni.

In argento dorato, in versione proof, la moneta ha un prezzo di emissione di 85 euro ed è stata disegnata da Emanuele Ferretti. Dal valore di 10 euro, celebra il leggendario velocista italiano con la pettorina numero 433, simbolo della sua vittoria olimpica a Mosca nel 1980, insieme al numero 8, la corsia della pista in cui ottenne il suo storico trionfo. In basso, a destra, 19”72 è il tempo, record del mondo dei 200 metri stabilito da Pietro Mennea a Città del Messico nel 1979. Numeri di un’autentica leggenda, quella che ha visto protagonista un figlio del Sud, un campione di corsa che spesso non aveva neanche una pista per allenarsi, ma che però ha saputo smentire, nella sua attività di velocista, tutti i luoghi comuni, anche quelli espressi dai più esperti. Nella sua vita Mennea è stato anche grande ufficiale della Repubblica Italiana e Collare d’oro del CONI alla memoria. Con quattro lauree era molto di più che un “classico” sportivo: avvocato e commercialista, infatti, fu anche euro parlamentare dal 1999 al 2004. Ora a celebrarlo c’è una moneta dalla funzione commemorativa. Perché le gesta di Pietro Mennea da Barletta sono rimaste proverbiali e resistono a distanza di quasi mezzo secolo. L’insegnamento è quello di un uomo e un atleta che non si poneva alcun dubbio sulla propria condotta di vita: la fatica era l’unico modo per riuscire.