Un impero di carta costruito tra le maglie della burocrazia europea, con radici ben salde nel territorio della sesta provincia pugliese. È quanto emerso dall’ultima operazione del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Barletta-Andria-Trani, che ha portato al sequestro preventivo di oltre 11 milioni di euro nei confronti di tre soggetti barlettani, tutti tra 40 e i 60 anni: due amministratori (uno di diritto e uno di fatto, marito e moglie) ed un socio d’impresa, loro parente.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani, ha acceso i riflettori sul fenomeno dell’esterovestizione. Due società attive nel settore dei filati di ferro e alluminio, formalmente registrate in Francia per godere di un regime fiscale più vantaggioso, erano in realtà gestite interamente da Barletta. Un paravento giuridico che ha permesso di sottrarre al Fisco italiano circa 8 milioni di euro di tasse, calcolate su un volume di ricavi non dichiarati superiore ai 30 milioni di euro. L’evasione fiscale riguarda gli anni di imposta che vanno dal 2016 al 2019.
La scintilla che ha dato il via agli accertamenti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria è scoccata dalla cooperazione internazionale. Un alert inviato dagli organi collaterali spagnoli a quelli italiani ha segnalato flussi sospetti tra aziende iberiche e due “cartiere” francesi. Tirando il filo di questi rapporti commerciali, i Finanzieri sono giunti nella BAT, scoprendo che ordini, trasferimenti fondi e accordi commerciali partivano tutti da un’unica regia locale.
Il sistema non si limitava all’evasione corrente. Gli inquirenti hanno contestato all’amministratore di fatto anche il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il soggetto, gravato da debiti fiscali pregressi per oltre 3 milioni di euro, avrebbe tentato di blindare il proprio patrimonio attraverso una serie di atti fraudolenti, tra cui la cessione di quote sociali a una società a responsabilità limitata inglese con sede a Londra, anch’essa riconducibile alla compagine italiana.
A tradire il sodalizio è stato però il tenore di vita, palesemente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Sotto la lente della Procura è finito l’acquisto di una lussuosa villa a Trani da 12 vani, del valore di 550 mila euro. L’operazione immobiliare era stata schermata tramite un conto corrente intestato a una società fiduciaria, utilizzata come titolare apparente di fondi che, secondo le indagini, appartenevano interamente agli indagati. Il decreto di sequestro per equivalente emesso dal GIP mette ora i sigilli a conti e proprietà, restituendo alla collettività quanto illecitamente sottratto.
