Un cancello che divide i barlettani dal loro mare. È questa l’immagine simbolo del sit-in di protesta che si è tenuto questa mattina dinanzi all’ingresso del Braccio di Levante del porto di Barletta, al quale ha partecipato con convinzione Rete Civica Barletta. Al centro della contestazione la chiusura del Molo di Levante, luogo che il movimento civico definisce «non solo un’infrastruttura portuale, ma un pezzo identitario della comunità».
A dare forza giuridica alle ragioni dei manifestanti è intervenuto l’avvocato Raffaele Fiore, già sindaco della città: «Il mare non è una proprietà dello Stato, ma una res communis omnium e la chiusura del Molo lede diritti costituzionalmente garantiti. Il demanio marittimo è intrinsecamente destinato alla fruizione collettiva». Un principio ribadito anche dalla giurisprudenza amministrativa: il TAR Campania, con sentenza 870/2026, ha stabilito che l’amministrazione ha il dovere di individuare soluzioni che garantiscano l’accessibilità del mare per tutti.
Rete Civica non risparmia critiche alla gestione della vicenda, denunciando «nebulose dinamiche amministrative» attorno al Porto di Barletta. Mentre le istituzioni enfatizzano i progetti di allungamento dei moli, il movimento segnala le perplessità tecniche sollevate dall’ingegner Mimmo Doronzo sui reali livelli batimetrici dell’area, che rischierebbero di renderla inadeguata al grande naviglio commerciale, favorendo di fatto lo sviluppo di altri scali a discapito di quello barlettano.
«Non possiamo accettare che la sicurezza o le esigenze operative diventino un paravento per negare il diritto allo svago, alla socialità e alla memoria storica legata al Molo di Levante e al suo iconico Trabucco» si legge nella nota del movimento, che chiede all’Autorità Portuale e al sindaco di aprire un confronto alla pari e un dibattito pubblico che riconosca il Molo di Levante come «bene comune». Rete Civica annuncia che continuerà a vigilare «affinché quel cancello venga rimosso o regolamentato in modo da restituire ai barlettani il loro diritto di vivere il Porto».
