Home News Coach Michele Mele: ”PalaMarchiselli? Progetto nato nel 1974 in soli due mesi”

Coach Michele Mele: ”PalaMarchiselli? Progetto nato nel 1974 in soli due mesi”

Le parole dello storico tecnico barlettano, che nel 1982 ha festeggiato l'approdo in Serie A1 con la Playbasket Barletta

Una colonna non solo della pallacanestro barlettana, ma per tutto il movimento pugliese. Michele Mele, premiato nel 2019 come ”allenatore benemerito” FIP, ha allenato l’allora A.S. Barletta Basket femminile dall’inizio degli anni ’70 fino alla stagione 1982-83, annata in cui l’allora club presieduto da Franco Di Cosola e noto poi(per ragioni di sponsorizzazione ndr) come PlayBasket Barletta partecipò allo storico campionato di Serie A1. Per buona parte dello stesso periodo è stato anche tecnico del settore maschile, tornando alla fine degli anni ’90 ad allenare l’allora Nuova Pallacanestro Barletta e chiudendo negli ultimi anni il suo longevo periodo da allenatore come coach del club giovanile New Basket Barletta. Insomma, una lunghissima carriera e legata, per circa trent’anni, al ”PalaMarchiselli”, la cui costruzione, come spiega coach Michele Mele, fu legata a un evento contingentale.

”Avvenne tutto rapidamente-esordisce-in quanto l’idea di costruire il nuovo impianto a Barletta prese piede per circostanze abbastanza singolari. Nel 1974 le nostre formazioni giovanili maschili e femminili di pallacanestro si qualificarono alle finali nazionali, un traguardo carico di significato considerando che all’epoca non avevamo ancora strutture indoor per poterci allenare e svolgere le partite. Giocavamo infatti all’aperto e questa cosa avveniva regolarmente non solo nella calda stagione, ma anche in inverno. Caso volle che si cominciasse a parlare della realtà dell’impiantistica di Barletta al di fuori dei confini locali, in quanto La Nazione, storico giornale toscano, diede spazio a tutte le realtà che partecipavano alle finali nazionali e, per quanto riguarda la nostra città, si insisteva particolarmente sulla mancanza dell’impianto. Non fu sicuramente una bella figura, ma ci diede la spinta giusta per premere sull’amministrazione comunale che, grazie all’allora assessore allo sport Frezza, si interessò. Nel giro di due mesi costruirono il ”PalaMarchiselli” e iniziò una favola che ci avrebbe portato a scalare categorie su categorie fino ad arrivare in Serie A1 femminile e Serie B maschile”.

Negli anni ’80 Barletta conobbe una crescita economica e sociale senza eguali. A beneficiarne fu in primis lo sport, attraverso due storiche promozioni: quella della Playbasket Barletta nel 1982 e del Barletta Calcio nel 1987, entrambe presiedute da Franco Di Cosola. ”Furono anni indimenticabili-prosegue-in quanto riuscimmo ad esprimerci su livelli nazionali mai raggiunti fino a quel momento. Devo dire che, nonostante errori di gestione, vennero fuori le capacità di Di Cosola che, con mentalità ambiziosa, riuscì a portare per la prima volta Barletta in Serie A. Un altro dato, che spesso non viene ricordato o non si insiste molto, è questo: si premeva per fare giocare la PlayBasket dopo la gara del Barletta Calcio. Accadeva così che un migliaio di tifosi si riversavano sugli spalti del ”PalaMarchiselli”, che all’epoca, come fino alla sua chiusura, poteva contenerne solo 300. Era un’autentica fortezza, un impianto piccolo ma che suggestionava sicuramente gli avversari. Ricordo una Barletta-Avellino finita al terzo tempo supplementare e in cui riuscimmo a spuntarla: immaginate mille persone senza ovviamente un posto vuoto, molte di queste che fumavano in quanto negli anni ’80 non era vietato. Sembrava uscisse il fuoco dalla struttura”.

I ricordi più belli e un pensiero sull’attualità. ”Devo dire che-conclude-nella mia carriera da allenatore ho fatto tantissime partite ma non sono mai riuscito a vincere una finale o comunque uno spareggio al ”PalaMarchiselli”. Fummo promossi in A1 dopo una sfida decisiva a Viterbo, mentre l’ultimo campionato, l’Under 18 con la New Basket Barletta, lo vincemmo in finale a Bari contro Castellaneta. Ho un ricordo particolarmente piacevole di Barletta-Trieste. Così ad impatto credo che ad ognuno di noi venga in mente uno scontro sportivo tra due realtà diverse: una realtà meridionale seppur benestante da una parte e una delle big del nord. A Trieste giocammo nell’attuale ”PalaTrieste”, struttura all’avanguardia e che ha recentemente fatto l’A1. Quando le nostre avversarie arrivarono a Barletta per gara 2, entrarono a fatica negli spogliatoi e rimasero impressionate da un colpo d’occhio senza eguali, che ci consentì di vincere quella partita. Per quanto riguarda l’attualità, infine, entrano in gioco la componente emotiva e quella razionale. Chiaro che, avendo trascorso trent’anni in quell’impianto, dispiace, ma si tratta ormai di una struttura vecchia e che fisiologicamente è arrivata al culmine delle proprie possibilità. Ovviamente bisogna trovare una soluzione per consentire alle diverse squadre di Barletta, di pallacanestro e di pallavolo, di potersi allenare con regolarità. A stagione in corso è tutto più complicato”.

A cura di Giacomo Colaprice

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