“Altro che raccolta differenziata, qui c’è un problema di indifferenza”. Esclama il conducente di un furgone che transita nell’area mentre il fotografo documenta l’ennesima mini-discarica pubblica abusiva nelle aree periferiche di Barletta. E ha ragione. Indifferenza. E menefreghismo, verrebbe da aggiungere. Sono i due spettri che si agitano se in una plumbea mattina di fine marzo decidi-improvvidamente, a ragion veduta-di muoverti verso la parte terminale della litoranea di Levante, inoltrandoti nella zona solitamente occupata da pescatori, professionisti e non, per una passeggiata. E anziché in una vista rilassante, ti imbatti in uno “spettacolo” abominevole: immondizia a cielo aperto, di qualunque tipologia.

Materiale di risulta, pneumatici, pannolini, scarti di lavorazione, lamiere arrugginite e finanche un divano, casomai qualcuno volesse riposarsi dopo essersi esercitato nell’omerica disciplina del “lancio del rifiuto”. Una visione che inorridisce: così, se in tanti (a ragione) lamentano i disservizi di cui (non) usufruiscono pur pagando profumate cifre, altrettanti del fetore se ne fregano e lasciano dove meglio gli capita i loro rifiuti. Dando ragione alla campagna “Fai schifo” attuata negli scorsi giorni sui social dalla Bar.sa. E allora vien da pensare: è vero che l’amministrazione ha le sue falle in materia, ma qui abbiamo a che fare con ben altro problema. L’educazione civica, che in qualcuno manca e della cui assenza tutti noi facciamo le spese. In senso lato e quanto a portafogli.