A cura di Viviana Damore

Per appurare quali siano le problematiche che riguardano l’uso della bici a Barletta abbiamo deciso di intervistare Carmine Dellaquila, presidente dell’associazione di ciclisti amatoriali “Barletta sui pedali”, che organizza pedalate di gruppo in giro per la città.

Quali sono le attività che svolgete in qualità di associazione di ciclisti amatoriali, da quanti anni operate sul territorio e quali sono gli obiettivi che perseguite?

 «L’associazione è ufficialmente nata nel 2014, mentre ho iniziato a coltivare il mio progetto molto prima, a fine 2011 quando partendo da persone a me vicine, ho iniziato a raccogliere ciclisti di qualsiasi età da convogliare in un’escursione interna alla città di Barletta. “Barletta sui pedali” nasce proprio per cercare di inserire nella mentalità barlettana l’importanza di lasciare l’auto per utilizzare come mezzo di locomozione la bici. Un altro obiettivo importante che ci poniamo è quello di raccogliere persone e creare un’occasione di incontro. Sarebbe importante però, insieme all’amministrazione, riuscire a cercare di creare e, dove già ci sono, organizzare al meglio, gli spazi cittadini per la bici. Abbiamo conseguito un bellissimo risultato nel maggio ecologico dove con bambini e genitori siamo riusciti ad effettuare delle bellissime pedalate».

 In qualità di ciclisti amatoriali, quali sono solitamente le strade che percorrete in città nelle vostre uscite?

 «Il nostro luogo di raduno è Piazza Caduti, storico luogo d’incontro delle nostre passeggiate. I nostri percorsi sono sempre protesi verso l’esterno, verso il lungomare, quindi sulla litoranea di Ponente, sulla litoranea di Levante e talvolta arriviamo al Borgo di Montaltino che ci permette di essere più sicuri».

 Riscontrate dei problemi logistici nell’effettuare i vostri percorsi?

 «Il più delle volte le auto non ci lasciano passare, per fortuna siamo una massa compatta ma abbiamo sempre il problema dell’automobilista che chiede la precedenza in tutto. Molti tratti che possono essere percorsi dai ciclisti non sono sicuri, anche analizzando il percorso Mennea-Fiumara. Per andare a Montaltino ad esempio la strada interna è sicura perché battuta da poche auto, mentre comunque si ritrovano numerose buste d’immondizia sparse che costituiscono un ostacolo alla viabilità. Un altro luogo che ambiremmo ad utilizzare come nostra tratta è via Trani, per arrivare al Santuario della Madonna dello Sterpeto, ma la tratta non presenta pista ciclabile perciò siamo costretti ad utilizzare il percorso interno tra le industrie. Nelle nostre uscite ci occupiamo personalmente della sicurezza, bloccando il traffico con molte difficoltà: io dirigo il nostro gruppo, attualmente siamo circa 47 soci, per ogni evento che organizziamo ci sono delle staffette che bloccano le strade. Abbiamo talvolta una o due macchine dei vigili che riescono quindi ad annunciare il nostro arrivo. Ci rendiamo riconoscibili con una maglia arancione».

Se potesse suggerire delle migliorie da apportare alle piste ciclabili barlettane quali sarebbero?

 «Tra le problematiche che affrontiamo nelle nostre uscite ci sono la pista ciclabile con un’alzatina di circa 15 cm, una pista di due corsie che poi si restringe, un’altra ancora in cui siamo costretti a scendere e poi risalire, o ad esempio nel caso delle rotonde, spesso da essere nella pista ciclabile ci si ritrova per strada. Capita di trovare auto parcheggiate sulle piste ciclabili, il pedone che cammina sulla pista ciclabile, o addirittura un palazzo in via del Gelso che presenta una pista ciclabile che si conclude nel palazzo stesso. Ciò che servirebbe maggiormente è forse non solo migliorare le piste stesse ma il poter utilizzare anche le classiche strade con le bici, rendendole più sicure. Così tutti si sentirebbero più sicuri già solo a pensare di andare in bicicletta anche se i furti comunque preoccupano e non fanno stare il ciclista tranquillo».

Crede che il barlettano sia abbastanza rispettoso delle regole del codice stradale?

 «No assolutamente no, possiamo già notare l’abuso delle biciclette elettriche con cui sta succedendo di tutto e di più».

Quanto è diffusa secondo lei la cultura della “bicicletta” a Barletta?

«A Barletta non c’è una vera a propria cultura, infatti ci auguriamo proprio che si diffonda una mentalità legata all’uso della bici, mediante un saper utilizzare bene la bicicletta con dei mezzi più sicuri a disposizione».