Si parla tanto per non capire nulla. Le due parti ancora non si mettono d’accordo e l’emergenza sulla gestione dei rifiuti crea confusione prima fra i banchi dell’aula consiliare e poi fra i trinitapolesi che vedono soltanto la propria città sporca e un costo da pagare non certo basso. La minoranza con Lillino Barisciano, Donato Piccinino e Francesco Marrone chiede: «L’accantonamento di una cifra in bilancio, come consiglia il revisore dei conti, in tutela dell’ente in caso di fallimento della Sia, in quanto Trinitapoli è socia del consorzio». La maggioranza invece ritiene che non serva a nulla mettere da parte dei soldi perché come afferma in sindaco Francesco di Feo: «La legge che disciplina il pagamento dei rifiuti precisa che il costo deve essere coperto interamente dai cittadini, per cui non esistono manovre al bilancio utili a coprire il buco economico della Sia. Occorre fare una precisazione: il consorzio e l’azienda sono due cose diverse. Il primo è socio unico, la seconda è appunto l’azienda. Se dovesse fallire la Sia, non fallirebbe il comune di Trinitapoli che è uno dei 9 del consorzio Foggia 4».
Insomma, mettere da parte una cifra come un milione di euro, per esempio, e impegnarlo per l’emergenza Sia, andrebbe solo a beneficio del bilancio aziendale e non delle tasche dei contribuenti chiamati comunque a pagare ciascuno la propria tassa. «Il comune – continua di Feo – potrebbe solo aumentare la Tari – tassa sui rifiuti – ma non lo farebbe mai. Non è giusto che i cittadini paghino un debito contratto da funzionari inadempimenti della Sia e per colpa di chi ha pagato straordinari che non doveva pagare e ha fatto assunzioni che non doveva fare».




































