Spiegate le ragioni per il NO al referendum costituzionale che si svolgerà il prossimo 4 dicembre, come appreso negli ultimi giorni, durante un incontro svoltosi presso un locale del centro di Barletta, organizzato dal Comitato per il No. I due principali relatori sono stati Alfiero Grandi, vice presidente del Comitato nazionale, già sindacalista della Cgil e dirigente dei DS, Maurizio Buccarella, senatore del Movimento 5 Stelle. La serata è stata introdotta dall’intervento del referente del Comitato provinciale, Cosimo Matteucci, sottolineando la non appartenenza partitica di questo comitato formato da diverse personalità provenienti da esperienze politiche molto diverse tra loro. Il pericolo della deriva, che tale riforma va a creare, risiede nella sua direzione contrastante con i principi fondamentali della Costituzione italiana, deformata nella sua definizione di Repubblica democratica parlamentare, trasformandosi di fatto in un premierato dai toni piuttosto aggressivi.14536841_10209340602525478_157703032_o Certamente non è potuto mancare il riferimento alla compresenza con la legge elettorale prevista, detta Italicum, che ridurrebbe la rappresentanza della Camera dei deputati, unica Camera che proseguirebbe con l’iter della rappresentatività del popolo garantita dall’articolo 1 della Costituzione, soltanto in parte eletti a causa della presenza dei listini bloccati con i capilista, decisi fondamentalmente dai partiti. Grandi ha argomentato i vari aspetti previsti dalla riforma: «Si dice che eliminerà il Senato, ma non è vero. Infatti, la sua riduzione di numero tuttavia non ne ridurrebbe di fatto i costi. Inoltre introducendo questa elezione di secondo grado per i senatori che saranno nominati unicamente dai consigli regionali, sarà formato da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, senatori a vita e gli ex presidenti della Repubblica: i risparmi non ci saranno, se non minimi, come ha dichiarato la Corte dei Conti perché l’apparato di fatto rimane». Ci si interroga su come i consiglieri regionali e i sindaci, nominati anche per il Senato, potranno, recandosi a Roma una volta al mese, svolgere al meglio entrambe le funzioni. «Votare No è l’unico modo per garantire il cambiamento della legge elettorale».

Non serve fare allarmismi riguardo alle derive autoritarie, ma occorre riflettere sul fatto che i bilanciamenti dei poteri, soprattutto tra Governo e Parlamento, saranno scanditi unicamente dalla volontà di un premier; ancora la questione delle funzioni che lo Stato assumerà a discapito delle Regioni. Il senatore ha ricordato l’iter per giungere a una legge elettorale, per cui Matteo Renzi ha già annunciato dei sostanziali cambiamenti che potrebbero far pendere l’ago della bilancia per il risultato di questo referendum costituzionale. Anche se i relatori non hanno dato molto fiducia alla tendenza riconosciuta all’attuale Presidente del Consiglio di spendersi troppo facilmente in vane promesse che non possono garantire l’esito positivo di una riforma. Si è parlato anche dei poteri ridimensionati del Presidente della Repubblica che sarebbe eletto dalla maggioranza scelta dal Governo, alla relativa riduzione dei tempi parlamentari per garantire l’approvazione di una legge, la vacuità dell’introduzione del referendum propositivo, che dovrebbe attendere un ulteriore legge costituzionale. Insomma è stato ribadito dai relatori che fondamentali in tale fase è proprio la capacità di reagire da parte degli elettori italiani, certamente non confondibile con disegni “conservatori”.

L’incontro è stato moderato da Savio Chiariello, referente del Comitato per il No di Barletta.

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Il sen. Buccarella all’incontro del Comitato per il NO