Anche il Partito Democratico di Barletta s’interroga al proprio interno sulle opportunità consentite dal prossimo referendum costituzionale, che si svolgerà domenica 4 dicembre, di scegliere se confermare o bocciare la proposta di riforma, firmata dal ministro Boschi e dalle Presidente del Consiglio Renzi. 14537054_10209366731498686_394607109_oCome sappiamo, il quesito referendario interviene su diversi punti richiamati nella Costituzione italiana del 1948, che prevede cambiamenti nell’art.138: si passa dalla riduzione del Senato, numericamente (da 315 attuali a 100) e al livello di competenze (molte materie finora di competenza regionale passerebbero al Senato, ora detto “delle Regioni”, tipo sanità, materia energetica, alcune competenze sulla pubblica istruzione); l’eliminazione del CNEL, ente assolutamente inutile ma foriero di costi; introduzione dei referendum propositivi, cosa che tuttavia dovrà necessariamente far seguito ad un’ulteriore rivisitazione costituzionale; modifiche sull’elezione del Presidente della Repubblica; eliminazione definitiva delle Province, cosa già iniziata. È bene soffermarsi, come anche ha fatto l’assemblea del PD barlettano cercando di intervenire su tutti i punti, sull’elezione di secondo grado prevista dalla riforma per determinare i nuovi senatori: il Senato non scompare, perde di fatto molte funzioni venendo meno il cosiddetto ‘bicameralismo paritario’, ma perde anche l’elettività e dunque la rappresentatività dell’Aula che sarà ora composta da 74 consiglieri regionali, scelti da ogni consiglio regionale, e da 21 sindaci d’Italia, oltre agli ex Presidenti della Repubblica e cinque senatori di nomina quirinalizia. Quindi, la battaglia appare evidente che si trasmuti sull’oggetto complessivo della riforma: accettare una manovra tout court, che forse non avrà simili per molti anni o forse decenni a seguire, oppure dire NO per imporre un cambiamento successivo.14536690_10209366731778693_1671139777_o 14536982_10209366735498786_592099403_o

Il Pd appare convinto di sostenere il Sì, proposto dal segretario-premier, ma, come noto, al suo interno ci sono numerose voci dissonanti, alcune chiaramente in contrasto altre meno. La critica del Presidente della Regione Puglia, del Partito Democratico, alla riforma ha continuato una lenta ‘guerra’ a distanza, che Michele Emiliano porta avanti nei confronti di Renzi da diverso tempo. Forse è dovuto a questo il fatto che il Partito di Barletta non è ancora riuscito ad esprimersi ufficialmente sul referendum, al quale sta facendo mancare già in diverse occasioni pubbliche l’appoggio della parte istituzionale, ci riferiamo a consiglieri comunali (eccetto Giuliana Damato), consiglieri regionali, che pure godono di un discreto seguito elettorale nel territorio, oltre al fatto che non gode in questo momento di una segreteria cittadina e provinciale, commissariata dallo stesso Segretario regionale, Marco Lacarra. Non che questo sia un limite, visto che preferiamo la partecipazione attiva dei militanti, ieri sostenuti dall’incontro proposto dai Giovani Democratici, molto attivi, al contrario, sulla campagna referendaria, come hanno mostrato le diverse e più interessanti riflessioni su un referendum complesso già per il fatto che proponga così tanti cambiamenti in un unico quesito. Permane, tuttavia, la critica di «conservatorismo» nei confronti dei sostenitori del  No, vittime della volontà politica di bocciare non tanto la Riforma ma il premier Renzi.