Un’iniziativa dei Giovani di Forza Italia, che insieme con le istituzioni locali di centro-destra fanno parte del Comitato per il No al Referendum costituzionale che si svolgerà domenica 4 dicembre, ha portato a un duplice appuntamento il sen. Altero Matteoli, già Ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture, sabato pomeriggio presso la sala Consiliare. L’occasione è servita, vista la precedente competenza del senatore, per presentare un documento redatto con dati inequivocabili sulla forza economica del nostro territorio provinciale, da portare in Parlamento con l’intento di riaprire con Trenitalia una trattativa che veda a Barletta riconosciuta la fermata presso la nostra stazione ferroviaria del Frecciarossa, il treno che collega Lecce con Milano, percorrendo la tratta a un tempo inferiore alla media. «Trenitalia a breve verrà in Commissione per presentare il nuovo piano di fusione dell’Anas con le Ferrovie; in quest’occasione le istituzioni locali potranno farsi sentire anche per questa necessità».
Naturalmente, dopo questo primo argomento, è stato affrontato il tema referendario per cui con molta onestà Matteoli ha ricordato che anche Forza Italia aveva votato favorevolmente per questa riforma in Senato, cambiando opinione nella lettura alla Camera. Questo è avvenuto poiché con l’elezione del Presidente Mattarella, è stato affossato quell’accordo stipulato fra l’attuale presidente del consiglio Matteo Renzi e il leader del centro-destra, Silvio Berlusconi. «Una conquista di assoluta importanza per la democrazia del Paese è data dall’elezione diretta dei rappresentanti dei cittadini in Parlamento: questa riforma riduce questa possibilità», chiaro e forte il senso antidemocratico segnato da tale riforma e dunque dalle motivazioni che spingono ad esprimere in favore per tale referendum. Il senatore, ex missino, ha messo in dubbio un cavallo di battaglia dei sostenitori del Sì al referendum cioè il possibile snellimento delle procedure che consentirebbero un risparmio di tempo notevole durante l’iter legislativo, parlando addirittura di “paralisi”, oltre alla possibilità che Senato e Camera dei Deputati potrebbero ottenere due maggioranze diverse: per esempio la Camera e il Governo potrebbero andare al Movimento Cinque Stelle e il Senato, viste le attuali appartenenze delle regioni, al Partito Democratico. È tornato come spesso accade durante gli incontri per il No, la questione sulla concomitanza della legge elettorale detta Italicum, con il suo eccessivo premio di maggioranza che riunirebbe un eccessivo potere nelle mani del premier. «Che il voto sia fortemente politicizzato l’ha voluto proprio Renzi, infatti, il valore politico è dato proprio dalla possibilità di bocciare questo Governo, e la vittoria del No perlomeno potrebbe ridurre drasticamente l’arroganza del premier».
Non poteva non discutersi anche della ricostruzione del centrodestra italiano, auspicando di non perseguire i movimenti populisti nati in questi anni. Sono intervenuti per l’occasione anche i consiglieri comunali di centro-destra Dario Damiani, Gennaro Cefola, Flavio Basile, introdotti da Antonio Di Cuonzo responsabile Forza Italia Giovani. Damiani ha ricordato la similitudine che si vuole rendere con il nuovo Senato simile alla riforma delle Province: «Per ora non sono state cancellate, e ricordo che questi Enti saranno accumulando una notevole somma di debiti che ancora non è chiaro su chi ricadranno».




































