Mario Luca Barracchia è un giovane neo-laureato barlettano, che nella sua tesi in Scienze della Rappresentazione Architettonica, discussa presso la facoltà di architettura all’Università Gabriele D’annunzio di Pescara, si è concentrato sullo studio di una zona specifica della litoranea di Ponente a Barletta, quella in disuso ed adibita, in attività, a stazione teleferica. Uno di quei luoghi legati al passato che narrano di storie e fatica, di usanze e ricordi. Un posto legato alle immagini della memoria ma abbandonato a se stesso da anni. Diversi i progetti e le proposte che si sono susseguiti nel corso degli anni su questa struttura, che realizzata nel 1955 serviva a velocizzare il trasporto del sale da Margherita di Savoia a Barletta. Abbiamo intervistato Mario, per approfondire il suo lavoro di ricerca, sperando che possa essere di stimolo per un rinnovato interesse nei confronti dell’area ed una sua conseguente riqualificazione.

Hai incentrato il tuo percorso di tesi su Barletta, cosa ti ha spinto alla scelta di questo argomento?

«Per la tesi sono stato seguito dal professor Livio Sacchi, mio relatore e da Davide Lombardi, correlatore. Quest’ultimo mi ha dedicato buona parte del suo tempo libero e delle sue conoscenze nonostante fosse dall’altra parte del mondo ad insegnare (è lecturer presso l’Università xjtlu di Suzhou in Cina). Ero alla ricerca di un’area su cui sviluppare il mio progetto di tesi quando chiacchierando con l’architetto Silvano Rizzi di Barletta mi fece notare l’area in disuso dell’ex stazione teleferica. Mi piaceva l’idea di intervenire su un edificio industriale dismesso e la cosa si fece ancor più interessante quando cominciando a ricercare materiale mi resi conto del forte legame che la nostra città, in particolare l’area portuale, aveva avuto con la vicina Margherita di Savoia. L’opera fu realizzata nel 1955 dall’ex amministrazione Monopoli di Stato al fine di velocizzare il trasporto dalla vicina città di Margherita di Savoia al porto di Barletta di 175 tonnellate di sale all’ora attraverso i piloni posti sui 13 km di distanza.  Fu dismessa nel 1981 e nel 2000 vennero abbattuti la maggior parte dei piloni».

Tutti i barlettani sognano una litoranea degna delle migliori spiagge della California. Cosa si potrebbe fare a riguardo secondo te?

«Serve una visione di insieme capace di definire con precisione le aree al momento in disuso, per ricucire il tessuto costiero alla città vecchia e lo strumento per farlo potrebbe essere un piano particolareggiato che lavora in parallelo all’attuale PRG. A monte bisognerebbe contrastare i fenomeni di abusivismo edilizio che rendono sempre più disomogeneo il tratto e puntare a creare zone d’ombra e parchi con la flora tipica della macchia mediterranea. Sono sempre più convinto che al netto delle infrastrutture e dei servizi quello che serve davvero sia un filtro verde tra la spiaggia e la città».

Di quale zona della litoranea ti sei occupato nella tua tesi e di quale problematica?

«Mi sono concentrato su un’area di quasi 200.000mq al cui interno si trova l’ex area industriale della stazione teleferica. Stiamo parlando dell’area a prevalenza agricola che dalla rotatoria prosegue fino al termine della strada a doppia carreggiata. L’obiettivo era quello di creare un parco costiero con funzioni ricettive e di supporto alla balneazione in cui i percorsi si snodano attraverso i piloni ancora presenti nell’area. Ho immaginato di preservare una parte dei filari di orti seppur con una diversa conformazione al fine di creare un movimento di sensibilizzazione che passa dai più piccoli e si sviluppa in modo virtuoso entrando nelle abitudini del cittadino. Infine la necessità di una zona d’ombra mi ha portato a definire una tensostruttura che sovrasta lo scheletro della struttura esistente e la ingloba in un nuovo assetto».

Cosa ti ha colpito di più di tutto ciò che hai riscontrato nelle tue ricerche?

«Sono rimasto colpito sicuramente dall’interesse che quest’area suscita da sempre nel dibattito cittadino e tra le varie forze politiche che hanno governato la nostra città. Ho rintracciato diversi progetti e studi di fattibilità dell’area, il più recente del 2009 nell’ambito del piano strategico di area vasta Vision 2020. Per ora non ci sono interventi concreti, eppure il 10/11/2016 la giunta comunale ha disposto l’acquisizione da parte del Demanio e l’annessione al Patrimonio immobiliare del Comune di Barletta dell’ex Stazione Teleferica sita sulla litoranea di ponente e relative aree demaniali di pertinenza. Una volta acquisiti i beni saranno inseriti nel “Piano delle alienazioni, valorizzazioni e concessioni”, insomma qualcosa si muove».

Il tuo lavoro potrebbe essere un interessante progetto da presentare in amministrazione comunale. Prevedi di sottoporlo all’attenzione del personale di competenza?

«Perché no, mi piacerebbe mostrare a chi di competenza quella che è la mia idea di progetto per quel sito. Va detto che il lavoro che ho svolto nell’ambito della tesi è da considerare una visione guida, un’idea di progetto. Non si tratta di una tesi compositiva né tantomeno urbanistica o di restauro. La mia è una tesi in scienze della rappresentazione, mette al centro del progetto la ricerca della forma, il processo diviene parte del disegno finale. Le geometrie sono state generate con l’uso di software di modellazione algoritmica e la forma della struttura tesa definita con motori fisici che sfruttano i sistemi particellari per simulare il comportamento fisico dei corpi deformabili. La scelta dell’area pertanto è la conseguenza dettata dalla voglia di operare su una parte della mia città natale, un sito dal grande potenziale turistico ricettivo che come la maggior parte della litoranea di ponente soffre in uno stato di abbandono e degrado».