«La bocciatura del Consiglio di Stato del progetto per la costruzione di alberghi sull’area dell’ex cartiera potrebbe far credere a molti che si tratti dell’epilogo di questa vicenda, ma purtroppo crediamo che non sarà così». Prende il via in questo modo la nota emessa dal Collettivo Exit di Barletta, a firma di Angelo Dileo.  «Già ci sono ricorsi e sicuramente nel prossimo futuro si prevedono ulteriori azioni per il semplice motivo che quell’area è troppo ghiotta per lasciar cadere definitivamente l’opportunità di realizzarvi nuovi insediamenti produttivi. Altrimenti non si spiegherebbe come mai i proprietari a febbraio di quest’anno abbiano deciso di tagliare in modo selvaggio 646 alberi di ulivi ( con oltre 80 anni di vita) se non con l’idea di mandare un messaggio chiaro alla classe politica e alla città, preparandola ad una nuova ondata di cemento di cui francamente questo territorio non ne vede la necessità e il bisogno».

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Proprio «le motivazioni del Consiglio di Stato dovrebbero aprire un’ampia riflessione nella nostra città sulla questione che riguarda la libera iniziativa dei costruttori di poter edificare. Questa, affermano infatti i giudici, deve pur sempre sottostare ai provvedimenti nei quali si concretizza, legittimamente, il governo del territorio da parte della pubblica amministrazione. Parole che non hanno mai trovato purtroppo nessuna legittimità a Barletta; qui la pianificazione urbanistica e’ stata sempre subordinata agli interessi e allo strapotere dei padroni dell’edilizia. Questo cosiddetto altro potere, molto più potente di quello politico e spesso sovrapponibile ad esso, ci ha imposto un modello di sviluppo in cui la ricchezza sociale detenuta dai comuni, sotto forma di territorio e beni immobiliari, e’ da tempo sottratta agli interessi della collettività. Possiamo dire -aggiunge il Collettivo- che i frutti di questo modello economico sono visibili a tutti sotto forma di aumento delle disuguaglianze, peggioramento della qualità della vita, mancanza totale di aree verdi(in una realtà soffocata dal cemento)e carenza di servizi. Quello che ci aspetta e’ un continuo accaparramento da parte dei privati di porzioni di territorio, con i cittadini che in futuro non avranno nessun controllo e nessuna voce in capitolo per ciò che riguarda gli asset strategici delle loro città. Per questo la partita che si gioca sull’area dell’ex cartiera e’ fondamentale per ridefinire un nuovo modello di città soprattutto lungo la sua fascia costiera e nel suo rapporto con il mare,in una zona strategica dal punto di vista ambientale. Alcuni mesi fa un esponente dell’amministrazione Cascella interveniva sulla vicenda affermando che era necessario aprire un’ampia discussione sul destino di quell’area».

«Siamo perfettamente d’accordo, però dovremmo partire da un presupposto e cioè che chi ha preso tanto da questa città per il proprio tornaconto personale, dovrebbe incominciare a restituire qualcosa. Per questo come Collettivo Exit fin dall’inizio abbiamo fatto la proposta di imporre su quell’area il vincolo di inedificabilità da parte dell’amministrazione.  Ma per questa amministrazione il tempo sembra ormai scaduto, anche perché il percorso del PUG (Piano Urbanistico Generale)sembra ormai scomparso dai radar della politica».