Di Eraclio si racconta che la statua –dedicata secondo le ipotesi più accreditate all’imperatore Teodosio II, all’età di 38 anni- sarebbe scesa dal suo basamento per aiutare il popolo barlettano, impaurito per la notizia di un imminente attacco dell’esercito saraceno (o francese?), dirigendosi fuori dalle mura della città per aspettare i nemici. Quando questi arrivarono, trovarono il gigante che, seduto sul ciglio della strada, versava lacrime, e gli chiesero come mai stesse piangendo. Eraclio rispose di essere stato cacciato dai suoi concittadini perché considerato troppo piccolo e, quindi, inadatto alla difesa della città. Risposta per la quale i soldati nemici si spaventarono dandosi alla fuga.

Oggi  la statua bronzea, situata all’aperto su un piedistallo in pietra, su Corso Vittorio Emanuele, alta circa 5 metri e nota anche come il “Colosso”, è l’emblema di Barletta, alla pari della Disfida. Peccato che alcuni concittadini ignorino tutto ciò e usino il detto piedistallo per bivaccare: le foto, scattate all’una della notte tra il 3 e il 4 ottobre, ne sono eloquente testimonianza: resti di coni gelato, lattine, piatti di plastica “addobbano” la base della statua e il marciapiede che la ospita. In barba al decoro e alla civiltà. Una coppia di 40enni passa accanto a noi e esclama: “Che schifo“. Già, che schifo. In barba al gigante, non rispettato da alcuni nani. Nell’anima, più che nella forma.