«Un pezzo di cuore, un amico che teniamo da parte per poterlo riaprire, rileggendone anche solo un passo, soltanto toccandolo per avere le evocazioni di quelle belle sensazioni che ha provocato». Definisce così il suo “Il buio nell’oscurità”, Riccardo Filograsso autore protagonista presso il punto Einaudi della presentazione del suo nuovo romanzo. Ad affiancare l’autore e a dialogare con lui durante un pomeriggio che ha catalizzato l’attenzione dei presenti Mariagrazia Vitobello, che ha segnalato alcuni dei passi salienti del testo, accompagnata dalla voce recitante di Christian Binetti.

Filograsso libro 1

Inizia dunque un vero e proprio viaggio, un viaggio che ha traghettato la silenziosa platea lungo le pagine del testo, che inizia con parole toccanti, provocatorie, agghiaccianti: «Non si nasce felici, si nasce e basta. La felicità è immateriale, non è il latte. E’ un Dio che si professa e non sempre si manifesta. La felicità ha la sua musica, ha il ritmo, l’armonia, la prosodia, non è il latte. Non siamo felici. Felici si diventa…oppure no». Un esordio questo, o per meglio dire un assioma, una verità scolpita nel cuore che si dimentica difficilmente, che introduce molto bene il tema di fondo del testo, e che si dipana abilmente, attraverso una scrittura cruda e incisiva, tra le varie sfumature dei personaggi. Siamo negli anni ’60, in un sud di matriarcato antico e di ottusa supremazia maschile. Protagonista della storia è Vittorio, un bambino fragile e taciturno, costantemente vegliato dalla sorellina Chiara di due anni più piccola. Il padre, funzionario delle poste, è un uomo del tutto privo di slanci affettivi verso i figli e verso la giovane moglie, figura dimessa e “opaca”, che sottopone a continue violenze psicologiche e anche fisiche. Un mondo freddo e anaffettivo accoglie i due ragazzi fino alla ribellione materna che sovverte gli equilibri e mina la stabilità psichica di Vittorio. La vita adulta dei due fratelli sarà divisa e ricongiunta, ma sarà sempre una dolorosa ricerca della felicità, e quando questa sembrerà prossima e anche possibile, gli eventi ancora una volta giocheranno a dadi con le loro esistenze.

Un romanzo appassionato, come viene definito da Mariagrazia Vitobello, che sprigiona una dimensione emozionale senza eguali, viscerale, attraverso pagine ricche di pathos. «Nascita non vuol dire felicità. La nascita è una culla vuota che si riempie, è una gemmazione acerba; la nascita ha una cruda fisicità: scorre il sangue e il neonato piange, il piccolo è già privo di qualcosa ed è appena venuto alla luce. Il neonato riempiva di sé e di felicità la pancia della madre, aveva tutto; adesso non ha nulla, né calore né cibo né una culla amniotica, ha bisogno di tutto. Ha bisogno di una madre». Un romanzo struggente quello di Filograsso, in cui ognuno dei presenti ha riscontrato un poco di sé, dei propri genitori, dei propri figli e che per questo ha affascinato, turbato, commosso. Un romanzo che parla dritto al cuore e con il cuore. Un romanzo che parla di vita.

Carol Serafino