«Palazzo Tresca, silenzio assordante per due anni»

«Palazzo Tresca, silenzio assordante per due anni»

La nota del senatore Ruggiero Quarto

«Cominciano i lavori di demolizione del Palazzo Tresca e costruzione di un moderno fabbricato? Sinceramente ciò che mi lascia sbigottito è l’assordante silenzio calato per circa due anni, da quando fu rilasciata la concessione edilizia e la questione si impose alla ribalta cittadina. Per re-interessarci del palazzo dovevamo vedere le transenne? Regolarmente poste? E per bloccare i lavori dovevamo sperare nella “provvidenza”, che non sapeva nulla?». Prende il via così la riflessione del senatore Ruggiero Quarto.«Voglio ricordare – scrive Quarto – che il dibattito che all’epoca si innescò sul Palazzo Tresca diede un’accelerata al Documento Programmatico Preliminare  (DPP) del Piano Urbanistico Generale (PUG), allora in discussione, poi approvato a maggio 2018, e scoperchiò per l’ennesima volta il vergognoso problema dell’edilizia cittadina, che di fatto ha determinato la fine anticipata della scorsa consigliatura.
PUG oramai è un acronimo che sa di “storia infinita. Ora non è più tollerabile tergiversare! Il PUG deve diventare l’obiettivo primario della Città! È oltremodo intollerabile perdere “gioielli” urbani, ancor più allorché avviene nel rispetto delle regole! O in assenza di regole? In passato più volte ho denunciato l’assenza o inadeguatezza di regole, che ha generato ecomostri. E questo è l’ennesimo!».
quarto-m5s-2018.jpg
«Più volte, negli ultimi vent’anni – ricorda Quarto – ho proposto un vincolo paesaggistico per l’ambiente urbano consolidato barlettano, che debba prevedere solo recuperi in ciò che potrebbero definirsi i tre centri storici di Barletta: 1) borgo marinaro di Santa Maria, Sette Rue e corsi; 2) area di San Giacomo; 3) area dei “Monaci”. Il primo è quello più antico, con testimonianze fin dal periodo Apulo. Il secondo sorge in epoca medievale, il terzo che segna la prima grande espansione urbana, a cavallo dei secoli XIX e XX, oltre le mura (via Mura Spirito Santo) e al di là della Porta Nuova (piazza Roma/Moro).  Ognuno dei tre mostra peculiarità proprie e tutti assieme, con le relative interessanti “cerniere” architettoniche, ci raccontano oltre mille anni di storia cittadina, fino alla metà del secolo scorso. La “marineria”, i palazzi pubblici e dell’alta borghesia, le stupende chiese e conventi, nel primo centro storico; le povere case contadine, nel secondo; la trasformazione agraria/commerciale, nel terzo. Per quest’ultimo, via Roma, via Baccarini, via Imbriani, via Milano sono significativi esempi, con i loro grandi magazzini e pregevoli abitazioni “padronali”.  Una delimitazione orientativa includerebbe sicuramente palazzo Tresca nel terzo centro storico. A dir il vero avrebbe incluso anche la demolizione e crollo sciagurato di via Roma!».
«Una città stuprata – è la definizione scelta – nelle sue architetture e nella sua storia perde la sua identità, diventa un “non luogo”, anonimo, insignificante, che rende i cittadini “spaesati”, confusi, disorientati, sradicati dalle proprie origini. Perché sussista una comunità, deve esistere un luogo comune, unico e irripetibile, con la sua storia esclusiva. Ogni pietra ci deve raccontare qualcosa. Quella compatta e bugnata, l’opulenza; quella fratturata e mal squadrata, la miseria. Il grande portone d’ingresso per far accedere le carrozze, la ricchezza; il piccolo portone doppio per l’accesso di persone e asini, la povertà. L’anello conficcato nel muro ci può far immaginare un cavallo al legaccio; un grande sottano con arcate, un grande magazzino; un’inferriata di balcone ornata, il gusto per l’arte…..Tutto ciò non può essere cancellato con un colpo di ruspa! Magari per far posto ad un’abitazione più “comoda” o, peggio, più remunerativa! È così che sono sorte tante banali “scatole” di cemento che hanno deturpato Barletta. Penso al palazzaccio accanto al Palazzo Della Marra, agli scempi di piazza Caduti, al Municipio, l’orribile 167. Per Palazzo Tresca, spero possa essere attivata una sua necessaria salvaguardia, per lo meno per il suo ruolo di cortina architettonica. Di certo non si può derogare al diritto della proprietà privata, ma mi sembra del tutto legittimo che si cerchi di tutelare innanzitutto il diritto pubblico. Ognuno, nell’ambito dei propri uffici di competenza faccia il massimo per tutelare la città».