Sembravano soldi facili, al punto che uno degli imprenditori diceva al telefono: “Non hai idea di quanti ne hanno fatti. Non sanno più dove andare ad aprire i conti correnti in giro per il mondo”. I soldi di cui si parla sono i 440 milioni di euro sequestrati dalla Guardia di Finanza in tutta Italia dopo la scoperta della più grande truffa sui fondi di sostegno alle imprese in difficoltà mai accertata in Italia. Le indagini sono partite da Rimini ma coinvolgono 78 persone di 11 regioni diverse, tra cui la Puglia, 56 delle quali dovranno rispondere di associazione a delinquere per indebita percezione di erogazioni dallo Stato, autoriciclaggio e impiego di denaro e altri beni di provenienza illecita. Ci sono anche l’imprenditore barlettano Andrea Leonetti e il commercialista biscegliese Roberto Amoruso tra le otto persone finite in carcere con l’accusa di essere ai vertici dell’associazione che agiva in Puglia. Ma tra gli indagati figurano anche un cerignolano, un andriese a altri dieci barlettani. I soldi su cui le Fiamme Gialle hanno acceso i riflettori sono quelli degli incentivi del decreto rilancio del 2020 per trasformare in crediti di imposta l’affitto pagato per i locali commerciali e i lavori edilizi, come nel caso del sismabonus e del “bonus facciate”. La frode consisteva nel generare crediti nei confronti dello Stato per canoni di affitto e lavori edilizi gonfiati o inesistenti. Questo crediti diventavano poi dei soldi veri, rivenduti attraverso una rete capillare di società in tutta Italia, complessivamente 116 quelle coinvolte. Venivano trasformati in contanti, come emerso dai trolley pieni di banconote sequestrati dai Militari, o investiti in acquisti di immobili e società, lingotti d’oro e criptovalute o depositati in conti esteri a Cipro, Malta e Madeira. Tra i casi più eclatanti segnalati nella sua ordinanza dal GIP Manuel Bianchi, la richiesta di un credito per bonus facciate per oltre 41 milioni di euro. Per la creazione e commercializzazione di falsi crediti di imposta otto persone sono finite in carcere, 4 ai domiciliari, 20 imprenditori dovranno fare i conti con l’interdizione all’esercizio di impresa e 3 commercialisti sono stati interdetti dalla professione.