La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha disposto l’esecuzione di accertamenti tecnici irripetibili nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Francesco Diviesti, il 26enne barlettano ucciso con modalità che si ipotizza aggravate dal metodo mafioso il 25 aprile 2025. Tre giorni fa a tornare sull’argomento era stato anche il Questore della BAT Alfredo Fabbrocini nel tradizionale bilancio di fine anno in Questura e ieri c’era stato il nuovo appello dei familiari di Diviesti per far piena luce su quanto accaduto.

L’avviso è stato notificato ai cinque indagati al momento ed assume anche valore di informazione di garanzia: nell’inchiesta ci sono i barlettani Saverio e Nicola Dibenedetto, padre e figlio di 57 e 21 anni, Antonio Lanotte di 25 anni, Francesco Sassi, 55enne di Minervino Murge e Igli Kamberi, il 40enne albanese arrestato di recente in Ungheria per detenzione di sostanze stupefacenti. Gli accertamenti, disposti dalla procura e coordinati dalla Dda di Bari, riguarderanno in particolare l’analisi comparativa e la compatibilità di campioni di terriccio prelevati nel corso di diversi sopralluoghi effettuati dalla polizia scientifica tra il 29 aprile e il 13 maggio 2025.

I rilievi riguardano, tra gli altri, il rudere di campagna situato tra Canosa e Minervino Murge – dove il corpo carbonizzato di Diviesti fu ritrovato il 29 aprile – e l’autovettura Renault Captur sequestrata l’8 maggio e ritenuta rilevante ai fini investigativi. L’auto era stata notata nei giorni precedenti mentre si muoveva tra le campagne dove sarebbe avvenuto l’occultamento del cadavere. Le operazioni avranno inizio il 7 gennaio e si svolgeranno nei laboratori della polizia scientifica a Roma. Gli indagati, i loro difensori e le persone offese potranno nominare consulenti tecnici di parte per partecipare agli accertamenti.