A cura di Carlo Ronco

Venerdì 24 aprile, il Teatro Curci ha accolto un evento capace di coniugare con rara naturalezza qualità musicale e senso civico. Il concerto dell’Orchestra di Fiati “V. Lamanuzzi”, presieduta da Vito Lamanuzzi, non si è limitato a proporre un programma ben costruito: ha dato forma a un’esperienza condivisa, sostenuta da un obiettivo chiaro e concreto, quello di contribuire all’AIL.

Fin dalle prime battute si è percepita la natura del progetto: un lavoro collettivo fondato su preparazione, ascolto reciproco e consapevolezza del proprio ruolo. La direzione del Maestro Alessandro Giusto e il coordinamento del Capo Orchestra Giuseppe Massaro hanno garantito coesione e chiarezza, evitando ogni dispersione. L’orchestra ha saputo mantenere un’identità precisa anche attraversando linguaggi diversi, senza mai perdere equilibrio o efficacia comunicativa.

Il cuore dello spettacolo non è stato tanto nella successione dei brani, quanto nel modo in cui questi sono stati messi in relazione tra loro. Il repertorio ha agito come una trama, un filo narrativo che ha toccato temi universali, memoria, amore, pace, riscatto, senza mai risultare didascalico. Le grandi firme, da Ennio Morricone a John Lennon, da Whitney Houston a Aretha Franklin, non sono state semplici citazioni, ma strumenti attraverso cui costruire un dialogo diretto con il pubblico.

In questo contesto, le voci di Miryam Marcone e Federica Leone hanno avuto un ruolo centrale: diverse per timbro e formazione, ma accomunate da una linea interpretativa coerente con lo spirito dell’evento. Nessuna ricerca di protagonismo fine a sé stesso, piuttosto un contributo integrato nel suono complessivo, sempre al servizio del racconto musicale.

Uno degli aspetti più riusciti della serata è stato proprio questo senso di misura. Ogni elemento, dall’orchestra alle parti vocali, fino agli interventi coreografici di Valentina Guglielmi e Miky Padovano, è stato inserito con coerenza, senza sovraccaricare la scena. Ne è derivata una narrazione fluida, capace di mantenere viva l’attenzione senza forzature.
Ma ciò che ha reso davvero significativa la serata è stato il suo valore umano. Il fine benefico non è rimasto sullo sfondo: si è percepito nella partecipazione, nell’atteggiamento degli artisti, nella risposta del pubblico. La musica, in questo caso, ha funzionato come linguaggio immediato, capace di trasmettere contenuti profondi senza bisogno di mediazioni. Non un messaggio imposto, ma condiviso.

In un contesto culturale spesso frammentato, l’Orchestra di Fiati “V. Lamanuzzi” si conferma una realtà solida e necessaria. Un progetto che riesce a mettere insieme giovani e professionisti, costruendo occasioni credibili e ben strutturate, e dimostrando che anche a livello locale è possibile proporre eventi di qualità, dotati di identità e visione.
Più che un concerto, quello del 24 aprile è stato un esempio concreto di come la musica possa ancora svolgere una funzione essenziale: creare connessioni, stimolare riflessioni, generare partecipazione. Senza eccessi, senza retorica, ma con chiarezza e autenticità. Ed è proprio in questa misura che si riconosce il valore di un progetto destinato a lasciare traccia.