Un nome che appare oggi come un paradosso. La zona Belvedere, sulla costa sud di Barletta, è diventata nell’ultimo anno una sorta di buco nero sulle mappe della città. Irraggiungibile a causa della litoranea di Levante interrotta per il pericolo di cedimento stradale, oggi di bello da vedere offre ancora uno splendido scorcio di paesaggio, ma poco altro.
Da una parte c’è l’ex cartiera, finita sotto sequestro per la presenza di amianto, con ancora all’interno le strutture montate per il concerto di Jovanotti, poi annullato. Dall’altra, una discarica di circa 3.500 metri quadrati, sequestrata dalla magistratura nel dicembre 2021 e mai bonificata.
Qui la Guardia Costiera rilevò la presenza di 14mila metri cubi di rifiuti: materiali di risulta di lavorazioni edili, scarti di materiale plastico e rifiuti speciali provenienti da operazioni di scavo, tra cui eternit.
Ieri il sindaco Cannito, in conferenza stampa, ha parlato di entrambe le emergenze ambientali. L’area della discarica di Belvedere è di proprietà della Marina Mercantile, ha spiegato il primo cittadino, e già nel 2023 il Comune di Barletta provò ad avviare un’interlocuzione con il Ministero, senza però ricevere risposta. Due giorni fa, questo silenzio è stato finalmente interrotto.
Dopo quasi cinque anni arriva una richiesta di chiarimenti. Difficile, a questo punto, prevedere quando e come potrà essere avviato un intervento di bonifica, reso particolarmente complesso dalla vastità dell’area e dalla sua vicinanza alla costa. Intanto, l’erosione prosegue e il rischio che i rifiuti affiorati dal terreno possano finire in mare è reale.
Il futuro dell’ex cartiera resta un’incognita, almeno fino a quando la Procura non avrà terminato i suoi accertamenti. E anche i tempi per riaprire la litoranea di Levante non si prospettano brevi: serviranno interventi di difesa della costa e di consolidamento, solitamente complessi e costosi. L’auspicio dei cittadini è che Belvedere possa finalmente tornare a essere quello che il suo nome promette: un luogo da vivere e restituire alla città, non più un’area inaccessibile circondata da rifiuti ed emergenze ambientali




































