Quattro colpi netti sulla porta. Bastava questo segnale convenzionale per spalancare l’accesso ad un vero e proprio market della droga protetto e nascosto nel cuore di Barletta. I clienti arrivavano dopo un rapidissimo contatto telefonico su schede SIM intestate a cittadini stranieri ignari, utilizzate dai pusher nel tentativo di sviare i controlli e rendersi invisibili. Un piano smantellato dall’attività investigativa della Polizia di Stato. Il Gip di Trani, accogliendo le richieste della Procura, ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di 10 soggetti barlettani, tutti giovanissimi, ritenuti responsabili a vario titolo di cessione e detenzione di sostanze stupefacenti.
Un’indagine serrata, sviluppata in un arco temporale di circa tre mesi, tra marzo e giugno dello scorso anno. Un blitz che non manca di destare allarme sociale, in particolare per la tipologia di sostanze rintracciate. Sotto chiave sono finiti ben 122 grammi di ketamina e 12 pasticche di ecstasy, oltre a ingenti quantitativi di marijuana e hashish. Droghe sintetiche di ultima generazione, sostanze capaci di produrre effetti devastanti e irreversibili sulla salute dei consumatori, specialmente tra i più giovani.
Al momento del blitz in un locale protetto, gli agenti della Squadra Mobile della Questura hanno sorpreso in flagranza due ragazzi del posto, di appena 19 e 23 anni, mentre erano intenti a catalogare, pesare e frazionare le dosi da immettere sul mercato. Nelle loro trattative verbali, tutto era schermato da un linguaggio criptato studiato ad hoc: la ketamina veniva chiamata “la key”, mentre l’ecstasy diventava semplicemente “caramelle”. All’esito degli interrogatori preventivi dello scorso 21 settembre, per i 10 indagati sono scattate le misure cautelari: due sono finiti agli arresti domiciliari, tre destinatari dell’obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria, per i restanti cinque applicato l’obbligo di firma.
Per arginare la pericolosità sociale del gruppo, il Questore ha emesso nei confronti di tutti e dieci gli indagati il DASPO “fuori contesto”. Per loro scatterà il divieto assoluto di accedere alle manifestazioni sportive per tutta la durata stabilita dalla legge, una misura mirata a prevenire pericolose infiltrazioni della criminalità comune all’interno delle tifoserie locali.



































