Il 10 dicembre nel 1948 l’Organizzazione delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il 6 dicembre 2016 la libreria Einaudi di Barletta si è trasformata in luogo di discussione su questo tema importante, offrendo inoltre l’occasione per presentare il bando di concorso riservato alle scuole dal titolo “Il dono dell’Intercultura”, intitolato a Luca Fortunato, dirigente di una delle Case di prima accoglienza Papa Giovanni XXIII.
All’evento hanno partecipato Luca Fortunato, Ugo Villani, docente di Diritto Internazionale, Don Vito Carpentiere, parroco della chiesa Santa Lucia, e Badr Fakhouri, che ha presentato i vari appuntamenti patrocinati dal Comune di Barletta e organizzati dalle Onlus “Home&Homme” “Per i Diritti Umani e tolleranza”, dal “Westminster College” di Barletta e dalla libreria Einaudi.
«L’Organizzazione delle Nazioni Unite segnò nel ’45 una vera e propria svolta, – ha introdotto il professor Ugo Villani – ponendo tra i suoi obiettivi principali quello di riaffermare la dignità della persona e introdurre i diritti umani tra le libertà fondamentali. È una svolta, perché prima la materia dei diritti umani era in mano ai singoli stati, che stabilivano se rispettarli o meno. Grazie all’Onu diventa invece una materia di rilevanza internazionale. Parliamo spesso di diritti inalienabili e universali, ma stabilire quali essi siano e imporre degli obblighi ai singoli stati non fu affatto facile. Ad esempio bisognava ripristinare il concetto di tolleranza, che era stato violentemente sradicato dalle politiche degli anni precedenti. Tolleranza non è sopportazione, ma rispetto, appuntamento con ciò che è diverso, significa comunicazione e formazione, e permette di creare presidi contro il razzismo e l’odio interreligioso».
«Dalla storia della nascita della nostra Costituzione, nata nello stesso periodo storico e sulle stesse basi in cui nasceva l’Onu, capiamo la sua bellezza. – ha aggiunto Don Vito Carpentiere– La nostra Costituzione è così bella perché parla di Diritti Umani, e questo non dobbiamo dimenticarlo. Oggi viviamo nella società delle apparenze. Sappiamo giudicare solo ciò che ci appare, e troppo spesso ci limitiamo solo a quello. Di fronte all’apparenza interveniamo con le nostre verità, chiuse in se stesse. Ma se ci mettiamo in ascolto di una storia capiamo che la nostra è solo un’opinione, un punto di vista diverso, e che l’opinione dell’altro può contribuire alla ricerca della verità».



































