Benvenuti in Contrada Ariscianne, tra Barletta e Trani. Terra di mezzo. E non solo geograficamente. Anche mentalmente. Qui siamo ai confini delle regole, della civile convivenza e del rispetto del bene comune. Basta tralasciare la provinciale che collega le due città, percorrere alcune centinaia di metri avvicinando il mare, che tutto è meno che verde, e percorrere in auto la complanare. Basterà allungare lo sguardo a bordo strada per notare un indegno spettacolo: sacchi di immondizia, contenenti plastica, pezzi di metallo, persino oggetti d’arredamento, fanno da contorno a rifiuti incendiati, i cui segni sono ancora evidenti sull’asfalto, bruciato (e non dal sole). Se a questo ci aggiungiamo un “dubbio via vai” di auto (Ariscianne è celebre anche perché luogo di incontri equivoci, ma questa è un’altra storia), ecco che l’idea di area industriale…va a farsi benedire.
Di industriale qui c’è ben poco: eccezion fatta per la mente opaca di chi, anziché “industriarsi” (la licenza poetica sia concessa) nel gestire accuratamente il ciclo dei rifiuti tra le mura casalinghe e in azienda, preferisce caricare nel portabagagli la propria immondizia e disfarsene qui, dove le regole risultano un tabù. Proseguiamo la nostra passeggiata: poco più in là c’è il mare. E la spiaggia. O quel che ne resta: le onde hanno aggredito gli scogli e hanno eroso lentamente l’affaccio di diverse villette, tra cui alcune costruzioni poste sotto sequestro, verso l’Adriatico. Di verde, qui, ci sono solo le alghe: il mare, come testimoniato da un video degli attivi amici dell’associazione cittadina “Barlett e Avest”-di seguito allegato- non conserva il suo colore da tempo, aggredito dal canale Ciappetta Camaggio e dai rifiuti in esso gettato che l’acqua trasporta a ogni giornata di pioggia. Torniamo in auto, torniamo a terra. Togliamoci di mezzo questo spettacolo.












































