Miseria e nobiltà” è il Vangelo del teatro napoletano dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi, allo stesso modo, nella loro sconfinata miseria interiore, sempre più ricchi.

La fame e la miseria della vita emergono oggi come ieri nello spettacolo diretto da Luciano Melchionna, in scena al Curci dal 21 al 23 febbraio. Un lavoro, denso di emozioni, di risate amare dove non è solo il cibo all’ordine del giorno. Nelle priorità quotidiane, infatti, c’è fame di relazioni, di essere qualcuno che non si è.

L’adattamento è a cura dello stesso Mattioli e di Lello Arena strepitoso interprete di Felice Sciosciammocca. Entrambi con acutezza, sensibilità e attenzione sembrano aver creato una riduzione che, senza scostarsi dall’originale, puntualizza alcuni temi che, pur mantenendo la loro verve comica, donano ulteriore spessore alla storia, sollecitando analisi e riflessioni.

Anche a distanza di tempo, dice Lello Arena “miseria e nobiltà non sono affatto sparite dal nostro orizzonte, ma continuano ad esistere e, anzi, si sono acuite, per questo la gente non può che riderne”.

La celebra commedia di Eduardo Scarpetta, pubblicata per la prima volta nel 1887 e messa in scena nel 1888, fu rivisitata con successo a teatro da Eduardo De Filippo e al cinema da Totò nella famosa versione a colori di Mario Mattioli nel 1954.

La rilettura del testo operata da Melchionna e Arena indaga in profondità le miserie nel tempo presente: indigenza ben lontana dall’essere semplicemente quella materiale, ma povertà umana, piena di volgarità, egoismi e falsa nobiltà, in cui ogni personaggio, sapientemente tratteggiato, incarna il suo personale arrivismo, libero da qualsiasi condizionamento esterno. L’adattamento pone in risalto le disuguaglianze sociali sottolineando però che la miseria non è solo quella legata ai fattori economici.

In una nota di regia Luciano Melchionna afferma: «Questi due estremi della miseria e della nobiltà sono l’uno funzionale all’altro. O meglio, la nobiltà (che poi non ha niente di nobile) si poggia sulla povertà e senza di essa verrebbe giù tutto. E, infatti, viene giù tutto».

Una lettura più severa, in cui, come chiosa alla fine Arena, si tratta non di ”miseria e nobiltà”, ma di ”miseria o miseria; nobile, umanissima miseria”.

Lello Arena, straordinario sul palco, ridà nuova vita alla maschera di Felice Sciosciammocca, creando un vero e proprio personaggio. Accanto gli sono numerosi attori, tutti molto bravi, di qualità: Maria Bolignano, Oscarino Di Maio, Giorgia Trasselli, Raffaele Ausiello, Veronica D’Elia, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Alfonso Dolgetta, Sara Esposito, Carla Ferraro, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Fabio Rossi; ideazione scenica Luciano Melchionna scene Roberto Crea costumi Milla musiche Stag assistente alla regia Ciro Pauciullo regia Luciano Melchionna produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro.

Sabato 22 febbraio alle ore 18.30 presso il foyer del Teatro il consueto appuntamento del ciclo “Incontri fuori scena” con Lello Arena e gli attori della Compagnia. Nella circostanza sarà presentato anche l’ultimo libro di Arena “Io, Napoli e tu”, un viaggio nella storia, nell’anima, tra la gente del capoluogo partenopeo, in compagnia di un napoletano innamorato della sua città e protagonista indiscusso del panorama artistico e culturale della nostra Italia.