Più sicurezza, maggiore cura del verde pubblico, meno ostacoli. Sono le richieste che si ascoltano tra le righe passeggiando in un’anonima mattinata di metà aprile per le ali di Villa Bonelli, la villa più bella di Barletta, quella che conserva ancora un microclima salubre e un fascino romantico d’altri tempi, ma che al tempo stesso paga immancabilmente dazio al passare del tempo e alle scarse possibilità economiche in dote alle amministrazioni comunali: non resterebbe che affidarsi ai fondi comunitari e regionali atti al recupero dei beni storici ed architettonici di proprietà comunale, ma la matassa è lontana dal vedersi sbrogliata.
E’ necessaria una precisazione: il volto dell’area verde sita in via Canosa è notevolmente migliorato, se guardiamo a soli tre anni fa. E’ stata effettuata la deratizzazione, sono stati eliminati i calcinacci pericolanti, ma il palazzo storico che dà nome alla villa è rimasto in stato di abbandono, dato che, per il restauro completo dell’antico edificio sarebbero necessari 4 milioni di euro, non disponibili nelle casse di Palazzo di Città. Questo non basta però per raggiungere la sufficienza.
La vera domanda allora resta una: possono Barletta e i barlettani accontentarsi? Da anni la Villa situata nel quartiere Borgovilla-Tempio versa in stato di degrado e le “toppe” sin qui poste hanno depositato un velo di aurea mediocrità. Villa Bonelli resta un limbo, dorato per la storia ma annerito dalle scorie, spesso poste dai suoi frequentatori (vedi immondizia che campeggia nel verde incolto), ma anche simbolo di una periferia che ancora non riesce a essere parte integrante della città, dato che si accompagna a carenze strutturali denunciate negli scorsi giorni dal coordinatore della Camera del Lavoro CGIL di Barletta Franco Corcella. Si tratta di uno dei pochi polmoni verdi di chi vive lontano dal centro di Barletta e che non per questo va trattato da cittadino di serie B.
















































