A cura di Viviana Damore

Spesso si sottovaluta l’importanza di stimolare la mente in età adulta, purtroppo molti cittadini barlettani non sono nemmeno a conoscenza dell’esistenza di attività didattiche indirizzate ad alunni di età avanzata, ma l’Università della terza età è una realtà esistente a Barletta con un seguito cospicuo e dei percorsi didattici alquanto interessanti. In occasione della presentazione della mostra a conclusione dell’anno accademico, denominata “Il focolare domestico”, abbiamo intervistato Angela Paolillo, presidente della stessa università e relatrice dell’incontro.

 Come nasce Unitre a Barletta?

 «Unitre, l’università della terza età, la creò Silvia Liaci che ebbe questa intuizione e la mandò avanti con il marito che gestiva l’Unesco, in un connubio perfetto. Io per più di dieci anni offrì loro una collaborazione medica, cercando i relatori per la sezione salute. Dopo la morte improvvisa di Silvia le alunne si sono trovate spiazzate e hanno chiesto a me di sostituirla. Ho lottato molto con me stessa, essendo abituata per carattere a lavorare in sordina ma non a presenziare, ho riflettuto molto prima di decidere. Ora però sono forse diventata un po’ presenzialista, più che per me per l’associazione che deve crescere; buona parte dei soci non c’è più per il corso naturale della vita ma sono contenta che le nostre attività proseguano offrendo un percorso a tutte le allieve. Ora l’associazione non si chiama più “Università della terza età” ma “Università delle tre età” dai 35 anni in poi si può accedere alle attività.»

Qual è la soddisfazione più grande che ha provato da quando ha preso le redini delle attività dell’università?

«Molte volte vedo che le allieve mi scrivono e le loro lettere mi commuovono, io spesso penso di non fare niente e invece molti mi ringraziano. È chiaro che ci siano delle défaillance ma quando vedo i loro sorrisi e sento i loro “grazie” mi carico di energia. Io amo la mia città e se posso cerco di dare un contributo ai cittadini attraverso le nostre attività.»

Se dovessimo dare ai cittadini dei buoni motivi per prendere parte alle attività della vostra università, quali sarebbero?

«Innanzitutto una buona motivazione è l’amicizia, si creano moltissime occasioni di incontro, poi il mantenere vivi l’interesse, la conoscenza, la curiosità sono perseguiti da chi organizza e da chi al tempo stesso partecipa al percorso didattico. La mente essendo stimolata rimane attiva e a volte riceviamo dei contributi da parte delle allieve davvero strabilianti, hanno mente e lucidità straordinarie.»