A cura di Tommaso Francavilla

 

Rivoluzionario, combattente, viaggiatore instancabile, medico e massone. Angelo Raffaele Lacerenza, nasce a Barletta il 19 aprile 1811 da Antonio Lacerenza, discendente da una famiglia di origine greca, e da Maria Fiorella Mattia. Battezzato nella chiesa di San Giacomo, compie gli studi nella città natale e nel 1831, fiducioso verso il regno di Ferdinando II di Borbone, si arruola volontario nel reggimento di fanteria “Regina”, di stanza a Napoli, ottenendo ben presto la nomina a caporale. Nel 1831, deluso dagli ideali di libertà negati dal regno borbonico, Raffaele inizia ad accostarsi ad ambienti antiborbonici e agli ideali divulgati da Giuseppe Mazzini.

Battaglia di Capua
Battaglia di Capua

Inizia la sua attività cospirativa all’interno dell’esercito borbonico, partecipando alla congiura ordita dal caporale C. Rosaroll e dal tenente F. Angelotti dei cavalleggeri della Guardia, nella città di Penne degli Abruzzi (1833). Smascherato e riconosciuto colpevole nel novembre 1834, Raffaele è degradato e rinchiuso alcuni mesi in un carcere militare. Nel settembre 1837, ritenuto complice di altre cospirazioni, viene sottoposto al giudizio della Commissione Militare, che lo assolve per insufficienza di prove. Prossimo alla conclusione del servizio militare, ottiene di essere aggregato all’ospedale di Cava de’ Tirreni, per poter continuare i suoi studi di medicina.

Fratelli Bandiera
Fratelli Bandiera

L’esilio tra Grecia, Turchia e India, Egitto, Yemen

Congedatosi dall’esercito e sorvegliato dalla polizia, Raffaele decide, nel dicembre 1837, di lasciare il Regno, trasferendosi a Corfù, poi ad Atene, infine a Smirne (Turchia). Qui conosce i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, ufficiali della marina austriaca, e nello stesso periodo scrive a Mazzini per essere affiliato alla “Giovine Italia”, entrando in corrispondenza diretta col patriota genovese.

In Turchia  resta fino al dicembre del 1843, esercitando la professione di medico. Dopo il 1843, si trasferisce in Egitto, poi a Gedda, ad Aden (Yemen), fino a stabilirsi Bombay. Nell’aprile 1845 giunge a Madras (India), dove lavora come chirurgo militare. Nel febbraio 1846, dopo aver sostenuto un esame presso un consiglio medico, riceve l’incarico di accompagnare da Madras a Londra 250 soldati invalidi.

 

Giuseppe Mazzini
Giuseppe Mazzini

Londra e l’incontro con Giuseppe Mazzini nel 1846

Nella capitale britannica, Raffaele Lacerenza incontra Giuseppe Mazzini, che lo incarica di propagandare il nome di Giuseppe Garibaldi, ancora poco noto agli Italiani. Dopo un breve soggiorno in Francia e Belgio, Raffaele si stabilisce a Firenze, dove fa stampare a sue spese 6000 copie del “Decreto di grazie ed onori” concessi dal governo di Montevideo (Uruguay) ai legionari italiani comandati da Garibaldi nella guerra dei Farrapos; organizzando la distribuzione delle copie nella penisola italiana, contribuendo alla diffusione e conoscenza di Garibaldi presso l’opinione pubblica.

Il ritorno a Barletta e le barricate a Napoli

Sebbene fosse ormai noto e segnalato dalla polizia del Regno, Raffaele torna a Barletta, dove resta, sorvegliato dalla polizia, fino ai moti insurrezionali del 1848. Organizza a Barletta la Guardia Nazionale, dove ricopre la carica di tenente. Recatosi a Napoli per ricevere istruzioni e armi, combatte sulle barricate, nella drammatica giornata del 15 maggio 1848. Tornato a Barletta, tenta di coordinare le fila del movimento liberale, per contrastare la restaurazione borbonica, ma è arrestato una prima volta all’inizio del 1849, e tenuto in carcere dal novembre dello stesso anno fino al luglio 1850, in seguito ad un rapporto redatto dal sottintendente di Barletta, il cav. Francesco Coppola, secondo il quale, Lacerenza ed altri compagni avevano organizzato bande armate contro l’autorità reale. Scarcerato, Raffaele da vita alla società segreta “Landwehr”, cui aderiscono  giovani studenti. L’attività cospirativa viene stroncata nell’aprile 1851 da un nuovo arresto;  è detenuto nelle carceri di Chieti, Bari, Pescara e Campobasso, fino a quando, nell’ottobre 1857, è espulso dal Regno.

Carlo Cattaneo
Carlo Cattaneo

Il Brasile e la Massoneria

Esiliato, Lacerenza  torna a Corfù, poi a Malta, dove fa pubblicare su alcuni quotidiani locali la tormentata storia degli ultimi nove anni da lui trascorsi nel regno borbonico. Dopo un nuovo viaggio a Londra, si sposta nel Regno sardo, e qui (grazie ad alcuni articoli pubblicati nel mazziniano “Giornale di Genova”) fa opera di propaganda contro il regno borbonico. Allontanato dal Piemonte nel marzo 1859 su ordine dello stesso Camillo Cavour, dimora per un breve periodo a Lugano, dove conosce il patriota Carlo Cattaneo. Il rivoluzionario barlettano si reca in Brasile, a Bahia, in qualità di medico di una società ferroviaria inglese, fronteggiando una rovinosa epidemia di febbre gialla e aiutando la popolazione. Risale al periodo brasiliano il suo ingresso  nella massoneria.

 

 

Il battaglione “Lacerenza” e la partecipazione alla spedizione dei mille di Garibaldi

Appena ricevuta notizia  della imminente spedizione dei mille e dell’insurrezione della Sicilia, Raffaele torna in Italia: dopo un breve soggiorno a Genova (luglio 1860), dove resta in contatto con Mazzini, si dirige a Napoli e, non appena giuntovi, si presenta al comitato insurrezionale mazziniano, ricevendo istruzioni di tornare in Puglia, per organizzare l’insurrezione  che doveva precedere il passaggio di Garibaldi sul continente. Assieme al maggiore F. Gaston e il capitano G. Acerbi, organizza a Foggia un battaglione di volontari, che prende il nome di Cacciatori dell’Ofanto ed è coinvolto in un conflitto a fuoco a Canosa, contro le truppe del generale borbonico Flores.

Giuseppe Garibaldi
Giuseppe Garibaldi

Dopo questo scontro, il battaglione si unisce alle truppe di Garibaldi, che stavano risalendo dalla Sicilia, diretti verso la Campania per la battaglia finale contro il regno Borbonico. Promosso maggiore dallo stesso Garibaldi l’8 ottobre 1860, Raffaele partecipa con i suoi cacciatori dell’Ofanto – inquadrati nella divisione “Nino Bixio” – alla battaglia di Capua del 21ottobre, al comando del “Battaglione Lacerenza“che cambia denominazione, su espressa richiesta dei suoi  stessi volontari.

Sconfitto il Regno Borbonico e sciolto l’esercito meridionale di Garibaldi, Lacerenza è destinato al deposito militare di Vercelli. Inquadrato nel marzo 1862 nell’Esercito Nazionale col grado di capitano, partecipa anche (nel 47° reggimento fanteria) alla Terza Guerra di Indipendenza del 1866, in cui si distingue la Brigata Barletta (di cui potete leggere qui). Negli anni in cui presta servizio nell’esercito regolare, Raffaele Lacerenza è accusato di svolgere propaganda repubblicana tra gli ufficiali: in particolare, è direttamente coinvolto, in qualità di finanziatore, nella cospirazione organizzata da Mazzini in Sicilia all’inizio del 1870, poi fallita. Nel 1871, Raffaele Lecerenza è congedato dall’esercito.

lapide presso la casa natale di Raffaele Lacerenza
Lapide presso la casa natale di Raffaele Lacerenza

La famiglia, il rifiuto della politica e gli ultimi anni

Dopo il congedo, Lacerenza vive a Milano, dove conosce la giovane Teresa Carmela Cavalli, con la quale intraprende una relazione. La Cavalli gli da un figlio maschio, suo unico erede. Ritiratisi definitivamente a Napoli nel 1874, la coppia si sposa il 3 febbraio del 1881, negli uffici municipali del quartiere San Carlo. Negli ultimi anni della sua vita, Raffaele è organizzatore e presidente della Società dei reduci garibaldini, e sostenitore , insieme con G. Avezzana e M.R. Imbriani, all’Associazione dell’Italia irredenta. Astensionista convinto, rifiuta più volte la candidatura al Parlamento nazionale, offertagli da vari collegi d’Italia. Raffaele Lacerenza muore a Napoli il 29 dicembre 1889, all’età di 78 anni, restando fino alla fine, un tenace assertore del pensiero mazziniano.

via Raffaele Lacerenza
via Raffaele Lacerenza

La via in cui si trova la casa natale di Raffaele Lacerenza  è stata intitolata a lui, il civico dove viveva è il 23. L’associazione dei reduci Garibaldini di Napoli pose una lapide commemorativa sulla stessa facciata della casa natale.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione Ruggiero Graziano, presidente della sezione ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra) e ANCR (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci).

 

 

Di seguito, pubblichiamo l’elenco dei barlettani garibaldini.

BARLETTANI GARIBALDINI