La delibera sul monitoraggio ambientale, la difficile convivenza con la città di impianti industriali come la Timac o la Buzzi, lo stato delle acque, delle falde e dell’aria, l’orto botanico e le tematiche ambientali in genere. Di tutto questo abbiamo parlato con l’assessore alle Politiche Ambientali Antonio Divincenzo provando a fare il punto della situazione in un momento particolarmente delicato per l’ambiente nella nostra città.
Assessore, partiamo dalla delibera d’iniziativa popolare sul monitoraggio ambientale approvata a fine novembre in Consiglio comunale dopo un percorso travagliato e qualche incomprensione. Qual è il suo parere?
«L’approvazione della delibera d’iniziativa popolare si configura come un rilevante esercizio di democrazia partecipata, perché dà valore e seguito alle istanze di 1200 cittadini che chiedono all’Amministrazione di verificare lo stato di salubrità dell’ambiente urbano. Per inciso occorre specificare che questo Ente si era già attivato con l’approvazione di un protocollo, il 1° dicembre 2015, e con altre attività, intraprese in epoca ancor più remota, che ci hanno portato alla presentazione del primo monitoraggio ambientale della zona industriale di Barletta nella sala del consiglio comunale di Barletta lo scorso 20 giugno. Ebbene, quel monitoraggio ci ha raccontato che in città ci sono forti criticità ambientali soprattutto nella matrice suolo».

Quali sono quindi i passi successivi all’approvazione della delibera ed alle attività da voi già messe in atto?
«Abbiamo idee chiare e progetti. Intanto occorre sottolineare che la seconda parte del monitoraggio si è appena conclusa e a breve l’analisi dei dati consentirà una lettura più chiara della situazione. Inoltre, con le risorse della Regione Puglia – 600mila euro stanziati grazie al lavoro della Commissione Ambiente presieduta dal consigliere Caracciolo – il tavolo tecnico ha già programmato l’estensione del monitoraggio all’intera città di Barletta a cui dovranno aggiungersi studi epidemiologici, ricerca delle sorgenti e successive azioni di bonifica. I monitoraggi nascono con queste finalità: individuare le responsabilità del danno ambientale e le soluzioni più congeniali. Personalmente sono convinto della costante sensibilità dimostrata sia dal tavolo tecnico che dall’Amministrazione: lo prova, tra l’altro, l’acquisto della centralina mobile, dal valore di 280mila euro con un emendamento approvato dall’intero consiglio comunale, che tornerà utile per soddisfare l’esigenza, molto sentita dai cittadini, di estendere il monitoraggio all’intero territorio di Barletta, verificando la qualità dell’aria e accertando ogni forma di inquinamento».
Giorni fa sono emersi dati poco confortanti circa l’aumento della mortalità e degli aborti spontanei in un periodo compreso tra il 2011 ed il 2014. Qual è il suo punto di vista in tal senso?
«Ritengo che a rispondere debba essere la ASL BT. Posso solo dire, riguardo agli aborti spontanei, che l’epidemiologo presente ai lavori della Commissione regionale Ambiente ci chiedeva di verificare la provenienza delle donne vittime dal fenomeno, quindi se residenti a Barletta o provenienti, a causa della chiusura dei reparti ospedalieri di Trani e Canosa, da centri limitrofi. Considero saggio non creare allarmismo, affidando alle istituzioni e agli organismi competenti i controlli. La ASL BT ci sottoporrà un rapporto su salute e ambiente, il CNR e l’ARPA ci aggiorneranno sulla condizione di salubrità e sui possibili interventi di recupero e bonifica, fermo restando che al momento la massima forma d’inquinamento accertato riguarda il suolo, una falda circoscritta».
Per aziende come la TIMAC o la Buzzi non è stato un anno facile. Molte sono state le problematiche anche giudiziarie (sigilli posti alla Timac ndr) che le hanno coinvolte e molte le polemiche che le hanno investite. La domanda è: come si pone una città che auspica uno sviluppo turistico dinanzi alla presenza di queste aziende nel proprio tessuto ed anche a pochi passi dal mare?
«Sono un garantista. Rispetterò il lavoro della magistratura, ma le decisioni da prendere sono anche di natura politica. Le aziende rispettano delle regole e adottano precauzioni ma noi dobbiamo capire se la città può permettersi attività industriali così impattanti a ridosso del centro cittadino. Intanto è doverosa la personale solidarietà ai lavoratori delle aziende in argomento, che sentono di rischiare il proprio lavoro ma è altrettanto doverosa la richiesta da parte dei nostri concittadini che non ci siano minacce alla salute pubblica. Lo sforzo da compiere è capire se e in che modo si può conciliare il diritto all’occupazione con il diritto alla salute. In assenza di presupposti che garantiscano la salute pubblica l’amministratore dovrà farsi carico di provvedimenti, ed è impensabile il contrario. Dobbiamo essere consapevoli, infine, che è irrinunciabile un compromesso organico tra il potenziamento di settori all’avanguardia dell’economia territoriale – come il calzaturiero – e la legittima vocazione turistica della città, che otterrà valore aggiunto anche grazie allo sviluppo infrastrutturale previsto nei piani urbanistici in atto. Con equilibrio e scelte condivise dobbiamo delineare la città del futuro.

Abbiamo parlato di ambizioni di sviluppo turistico della nostra città. In tal senso sarebbe utile comprendere la situazione delle acque e la speranza di un miglioramento in futuro della balneabilità delle stesse
«Partiamo da una certezza: il Comune di Barletta beneficerà di un finanziamento del Ministero dell’Ambiente, le cui risorse saranno adoperate per fronteggiare e risolvere il problema dell’erosione della costa e migliorare la balneabilità delle acque. Oggi la situazione della litoranea di Ponente parla chiaro: ci sono lavori in corso e puntiamo all’eliminazione dei canali – sono 14 – responsabili del divieto di balneazione al verificarsi di piogge abbondanti. Senza inutili giri di parole va detto a questo punto che il purtroppo “celebre” canale H che raccoglie acque provenienti dalla zona artigianale di via Foggia, e purtroppo bisogna sottolineare con molta amarezza che 49 delle aziende 50 sottoposte a controlli presenti in quell’area non sono risultate in linea con la normativa vigente. Si deduce che alcuni cittadini non hanno sentimenti rispettosi verso Barletta e la sua comunità, e potremmo sostenere lo stesso concetto per ogni condotta incivile, che si chiami sacchetto selvaggio o inosservanza delle regole per una corretta raccolta differenziata dei rifiuti. Dobbiamo dimostrare maggiore attenzione per la città, rispettando il civismo ma anche educando i giovani, soprattutto nelle scuole, alla tutela ambientale».

In chiusura le chiedo, qual è la situazione attuale dell’orto botanico?
«L’orto botanico è sottoposto a un procedimento giudiziario: dopo il dissequestro, è tornato in possesso dell’Amministrazione che deve attribuirgli una rinnovata identità, coerente con il progetto originario. Tra le ipotesi allo studio, dopo un propedeutico intervento manutentivo, la realizzazione di un polo dedicato all’ambiente».





































