Daniele Doronzo, ex studente del Liceo Classico di Barletta, nel 2014, all’età di 17 anni, aveva fatto parlare di sé dopo aver ricevuto un invito per un tirocinio presso il Cern, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, che era stato inizialmente messo a rischio da un voto troppo basso ottenuto, ironicamente, proprio in fisica. Fortunatamente, Daniele è riuscito ad aggirare il problema e a svolgere comunque il suo tirocinio, per poi trascorrere un periodo in America e iscriversi infine in un college londinese. Oggi Daniele ha messo in pausa questi studi che tanto lo appassionano e ha intrapreso un viaggio in Africa.

«È stata una decisione molto combattuta. – ha dichiarato in un’intervista per barlettanews24.city- Per me la fisica non è soltanto una scienza, o addirittura una mera materia di studio, bensì un intero modo di pensare e senza dubbio terreno delle più grandi conquiste intellettuali dell’uomo. La mia visione di questa disciplina è, credo, molto “galileiana”: un modo per porre domande alla natura (è così che mi piace definire gli esperimenti) ed elaborare le sue risposte in linguaggio matematico che molte volte cattura per la sua bellezza e semplicità. La necessità di una pausa deriva più che altro da un malessere interiore che ritengo di aver sviluppato nel corso degli ultimi anni, in cui ho lottato per ottenere un posto in una delle migliori università del mondo.

A questo si è aggiunta la costante presenza dell’ombra del fallimento, dato il mio umile curriculum di scuole pubbliche italiane, che ha gravato pesantemente su di me, nonostante il successo. Avevo aspettative altissime nei confronti dell’Imperial College di Londra, ma queste sono state deluse. Pensavo di aver lavorato troppo e mi aspettavo troppo di conseguenza, ma non funziona così e nel corso dell’anno passato ho pensato più volte di dovermi rimettere in viaggio. Si tratta dell’unico modo che conosco di riflettere ed ampliare le mie vedute, forse perché fu un viaggio a cambiarmi la vita ormai quasi cinque anni fa. Così ho deciso di rimettermi sulla strada alla fine dello scorso Ottobre».

Fino ad ora Daniele ha visitato già molti posti, e ha iniziato a documentare il suo viaggio su un blog e su una pagina Facebook, chiamata “Endless Train Terminus”. «Ho cominciato il mio viaggio con un biglietto aereo di sola andata per il Kenya, di cui ho esplorato la capitale Nairobi, la costa da Mombasa fino a Lamu, al confine con la Somalia, passando per Malindi, Watamu, Mambrui, Marafa tra barriere coralline, canyon, dune di sabbia e città di corallo; ho poi scalato il monte Kenya e osservato la grande migrazione nel Masai Mara. Poi l’Uganda, tra laghi, foreste montane abitate da gorilla e tradizioni antichissime. Ancora la regione del Kilimanjaro e la costa della Tanzania, per poi dirigermi in Zambia verso le cascate di Vittoria e il deserto della Namibia, fino a Città del Capo e poi qui a Jeffreys Bay in Sudafrica. Per spostarmi uso principalmente mezzi pubblici, detti “matatu” nel Corno d’Africa, macchine e moto affittate da locali e naturalmente autostop nei posti più impervi».

«Viaggiare soli penso che sia la maniera migliore di viaggiare. – ha continuato- Avere compagnia è meraviglioso, ma solo se si tratta di una vacanza. Quando si è invece in viaggio, inteso come ricerca di nuove esperienze, la solitudine si rivela per me il modo migliore per incontrare nuove persone, e riflettere su ciò che la strada insegna a chi vuole ascoltare. Dopo quasi quattro mesi, questo viaggio mi ha mostrato quanto infondate e superficiali fossero tutte le mie preoccupazioni, frutto del modello di società in cui sono cresciuto e che non vi è nulla di fondamentale.

I miei viaggi più recenti mi stanno mostrando una forma più pura e perseguibile di libertà, “a pane e acqua”, come la definisco nella descrizione della mia pagina. Una libertà che si ottiene rinunciando alle comodità e alle abitudini, fino a scoprire che una volta usciti da certe stanze della nostra mente abbiamo il potere di fare un qualcosa che da sempre viene ritenuta molto difficile, se non impossibile: cambiare noi stessi, diventare qualcun altro o, meglio, chi siamo sempre stati. Molto spesso l’unico ostacolo tra l’individuo ed un simile obiettivo è lo stesso tessuto sociale in cui viviamo, fatto di convenzioni e modelli che dovrebbero funzionare per la maggior parte, ma non per tutti. Siamo esseri umani, in fin dei conti, tutti profondamente diversi, ma accomunati da circostanze più o meno simili».