Sei mesi dopo, nulla è cambiato. Il caldo dell’estate e i primi venti autunnali non hanno sciolto o spazzato gli animi dei writers dell’ultim’ora, che continuano a prendere di mira il fortino del Paraticchio, muro difensore a presidio del litorale di ponente dedicato a Pietro Mennea, a Barletta. Tra sterpaglie, deiezioni canine, siringhe e suppellettili fuori uso, spuntano scritte realizzate con abbondante vernice spray e scarso ingegno: richieste di fidanzamento, dettami incomprensibili a tutti se non ai neuroni degli “autori”, persino sondaggi e immancabili sfottò. Il tutto senza un briciolo di rispetto per  le mura che costituiscono l’antico strumento difensivo della città edificate dai Normanni, che occuparono il territorio barlettano tra l’XI ed il XII secolo.

Un pezzo di storia tra cespugli che oggi altro non sono che un’alcova di bottiglie di birra, vecchie sedie abbandonate, cuscini e materassi. Una skyline di inciviltà per il quale l’unica definizione appropriata è “immondezzaio”. Il tutto a cielo aperto, per l’indignazione dei cittadini, che giustamente chiedono -come sei mesi fa– maggiori controlli e videosorveglianza. Tutto corretto, da rinviare all’amministrazione comunale. A patto, però, di scavare anche e parallelamente tra noi. Perchè senza l’inciviltà di qualcuno, non ci sarebbe da pagare questo prezzo per tutti.