Abbiamo incontrato il candidato sindaco alle Elezioni amministrative del prossimo 10 giugno per il Movimento 5 Stelle a Barletta, Michelangelo Filannino, barlettano e padre di tre figli, Dirigente scolastico del liceo scientifico di Andria.

Movimento 5 Stelle, ormai partito a tutti gli effetti: nati per essere ‘forza di opposizione a prescindere’, oggi in maggioranza relativa in Parlamento. Pronti per la corsa nei singoli comuni dove contano, soprattutto, i singoli candidati?

«Martedì ho partecipato a una sessione di formazione a Roma dei gruppi parlamentari e c’è stato un incontro con l’on. Di Maio che ha parlato dell’importanza di queste Elezioni amministrative nell’ambito della situazione politica generale. Ora è chiaro che non sappiamo che cosa succederà a livello governativo. In questo contesto, le elezioni amministrative, specie quelle nei capoluoghi di Provincia, assumono maggiore rilievo, quindi il Movimento 5 Stelle è pronto al massimo impegno per ottenere un buon risultato, pur nella consapevolezza che non è la stessa cosa del voto politico: questo è più d’opinione, mentre quello a livello locale è più un voto legato a situazioni contingenti, a legami parentali, a legami di piccoli interessi e così via. Però, nel caso specifico di Barletta devo chiedere agli elettori lo sforzo di andare al di là dei particolarismi perché si corre il rischio di inficiare e impedire uno sviluppo complessivo della città senza guardare lontano. Abbiamo bisogno di invertire la rotta di una vicenda politica che dura ormai da decenni. Io sono sempre stato ai margini della vita politica locale, però adesso non posso che intervenire perché dobbiamo invocare un netto cambiamento: non per me e per quelli della mia generazione, ma per i più giovani guardando al futuro. La politica locale e il Consiglio comunale uscente non hanno avuto nessuna comprensione per i più giovani, per le generazioni future, per dare loro una prospettiva a questa Città».

Il M5S ha quasi ricevuto il 50% dei voti a Barletta durante le scorse Politiche: non temete l’effetto del 2013, quando aveste un buon risultato per il nazionale e pochi mesi dopo alle Comunali uno scadente?

«Martedì, l’on. Di Maio ha spiegato chiaramente che dobbiamo ragionare nei seguenti termini: prendere il risultato politico e dividerlo per 4. Questa è l’entità di un risultato ragionevole. Però noi siamo consapevoli dell’eccezionale risultato ottenuto dal sen. Quarto: abbiamo una buona base di partenza, speriamo in una buona campagna elettorale e in una degna rispondenza dell’elettorato. Ricordo che stiamo parlando comunque di una base di partenza di 3.500 voti. Siamo sicuri comunque di realizzare un progresso rispetto a questa posizione, ma anche di aver raggiunto una maturità tale da permetterci di poter chiedere alla cittadinanza di mandare a casa un’intera classe politica locale e di scegliere noi, con il coraggio di chi sceglie qualcosa di nuovo ma con le garanzie di responsabilità, di governabilità, di equilibrio, e soprattutto di trasparenza amministrativa. Noi siamo aperti a ragionare con la cittadinanza: fare di Barletta una città in cui la cittadinanza partecipi attivamente alle scelte».Filannino_3

Michelangelo Filannino, professore di italiano al liceo, preside, proveniente dalle idee più progressiste di sinistra: è un caso che lei negli anni ‘90 è stato candidato per i Verdi, come anche il sen. Quarto, per idee a cui era vicino lo stesso Grillo?

«Il Movimento ha tra le cinque stelle l’ambiente e la difesa dell’acqua, una delle nostre ragioni fondanti, che non sarebbe nata se analoghe iniziative politiche non fossero naufragate nelle solite politiche di Palazzo. Il Movimento 5 Stelle ha giustamente rimesso al centro dell’agenda politica le tematiche ambientalistiche; quindi un passaggio dal mondo dell’ecologismo al Movimento 5 Stelle mi sembra un passaggio assolutamente naturale. La battaglia ambientalista è uno dei punti chiave della politica dei 5 Stelle e per Barletta ha una rilevanza particolare perché qui si parla del bene comune e della base comune della nostra vita che è l’ambiente che dobbiamo ripristinare, bonificare, restaurare; dobbiamo rigenerare il territorio, ricostruire il tessuto urbano. Quindi nessun programma come quello del Movimento 5 Stelle è assolutamente coerente con le esigenze della Città».

Avere al suo fianco un rappresentante del Senato, con Ruggiero Quarto, può essere un’importante aiuto per la gestione di un Comune? Quali le sue priorità, dal punto di vista programmatico?

«Assolutamente sì. A parte che per ragioni di personale amicizia che lei ha già citato, abbiamo delle iniziative in cantiere con l’amico sen. Quarto. Ma sicuramente, se noi vinciamo le elezioni, abbiamo una grandissima possibilità: avvalerci di una consulenza generale, quale quella che Ruggiero ci può dare. Ruggiero ha una grandissima esperienza di oltre 40 anni spesi nella lotta sulle principali tematiche ambientali non solo locali ma anche regionali e nazionali. Ruggiero sta già lavorando nella costituenda Commissione parlamentare ambiente; posso già preannunciare che sta lavorando alla tematica dell’Ofanto, oltre a tematiche di rilievo nazionale. Quindi se noi avremo la possibilità di amministrare questo Comune, potremo contare sull’amicizia e sul supporto di Ruggiero Quarto, di Ruggiero Dellisanti e di tante persone che da decenni stanno mettendo l’accento su certe tematiche ambientali, come la dividente demaniale, l’Ofanto, il Ciappetta-Camaggio, l’inquinamento dell’aria e così via. A Barletta c’è un fermento ambientalistico fortissimo al quale noi daremo sicuramente voce e che troverà ampio spazio sia nei programmi, sia nella gestione della cosa pubblica».

Ci saranno alleanze per il vostro percorso? Temete le grandi coalizioni civiche nate per l’occasione?

«Il Movimento 5 Stelle va alle elezioni da solo. Questo è statutario. Qualora ci dovesse essere il ballottaggio, l’esempio di Canosa ci insegna tante cose. Andare con una lista sola non significa essere fanatici o non sapere che in altri partiti ci sono persone per bene, capaci e con voglia di contribuire, però il nostro metodo è questo, può piacere o no. Però i fatti ci danno ragione. Dall’altra parte abbiamo 13-14 liste, ancora non lo sappiamo perché non sono depositate, ma diciamo tante liste. Assistiamo a Barletta a fatti di questo genere: qualcuno viene eletto, a Barletta, Senatore con Forza Italia e poi nel suo comune il simbolo Forza Italia diventa Forza Barletta; vediamo gente che va in Consiglio Comunale, viene eletta nella lista “Amici di Pinco Pallino”, ma poi Pinco Pallino cambia partito e quindi anche gli altri dovranno cambiare; oppure, sta seduta in Consiglio comunale con un partito, e nel frattempo inizia la campagna elettorale con un altro partito ancora. Siamo arrivati al punto che qualcuno può andare dal PD, il partito principale di governo cittadino finora e dire: rinuncia al simbolo e vieni con me. Penso che nemmeno Carlo V o Luigi XVII poteva fare una cosa del genere. L’arroganza è ai limiti della destabilizzazione democratica, esempio di una politica che viene fatta, mi si passi il termine, per clan. Si fa la lista e poi chi siamo? Quali sono i nostri punti di riferimento biologici? Quali sono le nostre garanzie teoriche? Nessuna. Si diventa vendibili e riutilizzabili a seconda della committenza. Se in passato ti dicevano ‘sono un candidato della DC’, il cittadino, se veniva fatta qualcosa di sbagliato, sapeva che doveva prendersela con la segreteria della DC. Ma se ora dicono ‘sono il candidato della lista Pinco Pallino’ e fanno qualcosa di sbagliato, o in Consiglio Comunale si comportano in base a come si sono svegliati quella mattina, il cittadino con chi se la deve prendere? Quali soggetti di garanzia esterni ha di fronte a situazioni di questo genere? Il Movimento 5 Stelle, che era accusato da questi soloni della politica di essere un movimento populista, adesso è l’unico che ha un’unica lista, mentre gli altri hanno 14, 15, 17 liste. Vediamo un Governatore di Regione che si fa promotore di un processo di questo genere, e questo la dice lunga su quello che ci aspetta nei prossimi mesi. Allora, il Movimento 5 Stelle adesso rischia di essere criticato per un motivo opposto, cioè quello di essere un partito. Allora, se eravamo populisti non andava bene, se siamo un partito non va bene e cosa va bene? Le liste che nascono oggi e muoiono domani? Il Sindaco Cascella si è presentato 5 anni fa annettendosi 3 o 4 liste civiche e poi è sotto gli occhi di tutti la fine che queste hanno fatto. Allora, in buona conclusione, se dovesse vincere questo gruppo di non meglio identificate liste, che noi andremo ad osservare ed analizzare con attenzione, non andremo da nessuna parte, perché non saranno in grado di concordare su nulla».