Gero Grassi in visita al liceo scientifico Carlo Cafiero di Barletta 22-gen-2019

«La verità va conquistata»: risuonano chiare, nell’auditorium del Liceo scientifico “C. Cafiero”, le parole di Gero Grassi, già parlamentare dal 2006 fino alla scorsa legislatura (prima con l’Ulivo poi con il Partito Democratico), per approfondire con gli studenti la figura del Presidente della DC Aldo Moro e della sua tragica fine. Questa è stata la sua conferenza numero 624 in giro per l’Italia, per raccontare ciò che riguarda uno dei lati più oscuri della storia repubblicana. Il progetto, che ieri mattina è venuto a portare anche qui a Barletta, s’intitola “Moro vive”, organizzato dalla Presidenza del Consiglio della Regione Puglia. Introdotto dal preside prof. Citino e dalla prof.ssa Farano, l’on. Grassi ha più volte regalato questa esperienza di verità alla nostra città, ma ieri si è rivolto a un gruppo di studenti. L’effetto è stato comunque lo stesso: la verità è come uno schiaffo in pieno volto ed è in grado di rapire l’attenzione del nutrito uditorio presente.Auditorium Cafiero

Grassi è stato membro della seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro nella scorsa legislatura, chiesta anche a Barletta nel 2014 e presieduta dall’on. Giuseppe Fioroni. Questa ha svolto un ottimo lavoro, i cui esiti sono stati resi pubblici nella relazione finale. Ieri mattina, dopo un excursus storico dell’Italia del dopoguerra e del post-fascismo, l’onorevole ha ripercorso la carriera politica nazionale dello statista di Maglie, il suo tentativo di realizzare la “democrazia compiuta” e soprattutto il concetto dell’allora presidente della Democrazia Cristiana di mettere “le persone prima di ogni cosa”, uguagliando i cittadini con le persone; il percorso di Moro come ministro “rivoluzionario” della Pubblica istruzione negli anni ’50, introducendo la scuola media obbligatoria, innalzando nettamente il livello d’istruzione specie tra le classi più popolari. Poi si è ricordata la triste vicinanza con un altro cattolico ucciso, il presidente americano Kennedy, per cui Moro definisce, già, il suo destino simile al proprio e che mai gli avrebbero consentito di diventare Presidente della Repubblica, come si andava dicendo qualche giorno prima del suo rapimento.

Le tante stranezze riguardo alla strage della sua scorta in via Fani il 16 marzo fino ai 55 giorni del rapimento. Gli strani comportamenti dell’allora ministro dell’Interno Cossiga e del Presidente del Consiglio Andreotti ,con riferimenti allo IOR del cardinal Marcinkus, a collegamenti con il caso Orlandi, la Banda della Magliana, il famoso memoriale ritrovato in parte e poi custodito dal generale Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia, dalla cui cassaforte sarebbero scomparsi documenti importanti. La famigerata loggia P2 fa da sfondo in tutte le ricostruzioni, e leggere la sua storia serve a comprendere la storia dell’Italia contemporanea. «Moro è stato rapito e ucciso anche dalle Brigate Rosse ma non solo: sono stati riscontrati i legami con la criminalità organizzata mafiosa, la ‘ndrangheta. Molti volevano l’eliminazione di quel personaggio troppo intelligente e scomodo, anche nel nostro Paese e nel suo Partito». Uno spartiacque da cui non si è più tornati indietro.