Il viaggio rappresenta sicuramente una delle dimensioni più importanti e piacevoli nella vita del regista Maurizio Sciarra, unitamente alla memoria storica e all’intento di raccontare “tante storie nella storia”. Il suo nuovo lavoro “Transatlantico Rex – Nave n° 296” riporta alla mente “Alla rivoluzione sulla due cavalli” (vincitore del Pardo d’Oro al Festival di Locarno nel 2001) e lo stesso regista a Barletta al Cinema Opera alla presentazione in anteprima regionale del suo documentario sulla leggendaria nave della Marina Militare Italiana, ha ammesso la sua grande voglia di raccontare i viaggi che rappresentano esperienze di crescita e di confronto.

Insieme a Francesco Asselta, autore e proprietario del Cinema Opera, Sciarra ha illustrato il capillare lavoro di ricerca, durato un paio d’anni, per narrare l’avventura del Rex. Le straordinarie immagini dell’Istituto Luce offrono l’opportunità di mostrare la grandezza e lo splendore del transatlantico simbolo, nel bene e nel male, non solo del regime fascista ma di tutta l’industria italiana che all’epoca con il Rex raggiunse le massime vette. “Oggi le grandi opere stentano a decollare – ha sottolineato Sciarra – la nostra cantieristica è sempre stata un vanto, un’eccellenza che avrebbe bisogno di importanti sostegni statali”. Il ricco e affascinante materiale dell’Istituto Luce e le immagini inedite degli archivi privati di testimoni e appassionati mostrano le tappe della costruzione del Rex a Genova in soli 15 mesi ad opera dell’Ansaldo, il varo nel 1931, i viaggi del Transatlantico, il Nastro Azzurro ottenuto nel 1933 con il record di traversata dei due Continenti, l’approdo in disarmo nel porto di Trieste, il viaggio a Capodistria dove l’8 settembre del 1944 un aereo della RAF affondò la nave emblema della modernità e della potenza marinara italiana fascista: le immagini inedite del bombardamento sono scattate dai piloti che lo hanno compiuto, simbolo di un atto dei vincitori sui vinti. Particolarmente suggestiva la parte del documentario relativa alle testimonianze. Il Rex contava 2022 posti per passeggeri. In tanti hanno lavorato sulla nave.  E al Cinema Opera, tra il pubblico, ecco la sorpresa della serata che ha destato l’interesse del regista Sciarra. Tra i presenti in sala c’era anche il nipote di Tommaso Rana, in quegli anni nostromo sul Rex. Barlettano, stesso nome e cognome del nonno, tra i suoi ricordi emergono i racconti del “vecchio lupo di mare” spentosi nel 1969 e una grande foto incorniciata del Rex, a casa degli avi.

Rievocazioni che hanno catturano l’attenzione di Maurizio Sciarra che nel suo documentario, fra i testimoni, ha sentito l’ultimo superstite del Rex: l’ascensorista Ezio Starnini, 99enne all’epoca dell’intervista e poi scomparso a 101 anni. In primo piano nel film anche Fabio Testi, ingegnere e figlio del marittimo che più a lungo ha viaggiato sulla nave, e le testimonianze di chi, in periodi più recenti, sul versante di costa sloveno si è immerso nelle acque alla scoperta dei tesori sopravvissuti nello scafo inabissato. Il Rex aveva le piscine, i teatrini, le orchestre, le postazioni delle terme di Salsomaggiore per fare inalazioni e i primi lettini solari. Per gli ospiti della terza classe rappresentava il riscatto sociale, un sogno differente da quello dei passeggeri di prima.
“Federico Fellini – ha chiosato Francesco Asselta – immortalò la nave in Amarcord, in una delle scene più celebri di tutto il cinema: l’attesa e l’emozione al passaggio del transatlantico, simbolo di un sogno che appare imponente e sparisce subito nella nebbia”.