I luoghi di Barletta che recano un’impronta lasciata dall’occupazione nazista  del 1943 sono numerosi, da Piazza Caduti, dove ebbe luogo l’eccidio ai danni di tredici vigili urbani, all’Orologio di San Giacomo, bombardato e parzialmente distrutto. Questi luoghi immortalati in foto sono stati resi protagonisti di una mostra fotografica installata ieri, 27 Gennaio, nella sede dell’associazione ANMIG, in via Capua n. 28, insieme a un’installazione per commemorare le vittime della Shoah.
La giornata della memoria è stata una giornata intensa per i membri dell’associazione, iniziata con una passeggiata per i suddetti luoghi insieme ai ragazzi delle scuole medie, che hanno seguito le tracce del passato per ricostruire le sofferenze di cui è stato teatro la nostra città durante la Seconda Guerra Mondiale e poi proseguita con l’inaugurazione della mostra fotografica, nel corso della quale Ruggiero Graziano ha dialogato con i presenti, spiegando i contenuti delle foto. «Le fotografie e i cimeli esposti non appartengono all’associazione- ha dichiarato- ma a tutta la comunità cittadina. Questa mostra oggi vuole accrescere la consapevolezza riguardo gli orrori della guerra e della Shoah, ma ci sono anche pannelli che rievocano gli orrori delle Foibe, per non dimenticare questo orrore che ha coinvolto prevalentemente gli italiani. Speriamo di sensibilizzare soprattutto i giovani, a cui abbiamo dedicato delle attività pomeridiane, in modo che le nuove generazioni non perdano mai la coscienza del passato».
Due sono i punti focali su cui si concentra l’esposizione. Una ricostruzione storica degli eventi che caratterizzarono l’occupazione nazista a Barletta, dall’8 al 24 settembre del 1943 e una serie di foto facenti parte della serie “I colori dell’Olocausto”. «Connotare i colori con la tragedia dell’Olocausto sembra un ossimoro- ha sottolineato Graziano- ma ci sembrava un modo per portare alla luce una faccenda non molto conosciuta. Quasi tutti sanno che sul petto degli Ebrei era appuntata la cosiddetta Stella di David, ma questo non era l’unico simbolo che serviva a “categorizzare” le persone all’interno dei Lager. C’erano dei triangoli di diverso colore, per indicare i prigionieri politici, gli omosessuali, i criminali, i malati di mente. Tutte persone che smettevano di avere una dignità, un nome e un cognome e diventavano nient’altro che un numero tatuato sul braccio e un triangolo di stoffa cucito sul petto».
I pannelli realizzati saranno esposti nei giorni successivi in alcune scuole, tra cui la scuola media Baldacchini, in modo da raggiungere un numero più grande di ragazzi e ragazze.mostra1mostramostrmost