Michele Antonucci, barista barlettano, mette sul tavolo lo stato d’animo della categoria in città a pochi giorni dall’arrivo dell’ok alla ripresa delle attività per la consegna a domicilio, arrivato ufficialmente a margine del consiglio comunale di sabato 11 aprile. “Nn c’è alcuna ordinanza comunale che dispone il divieto di consegna a domicilio per i bar. Restano valide le prescrizioni relative ai Dispositivi di Protezione Individuale e l’obbligo di mantenere chiuso al pubblico l’esercizio” precisava una nota arrivata da Palazzo di Città. Parole, quelle del sindaco Cosimo Cannito, che hanno amareggiato la categoria, che sostiene invece di essersi vista negare l’autorizzazione fino al consiglio comunale di due giorni prima.

Un lockdown, quello delle serrande di bar e caffetterie, durato un mese esatto. Dall’11 marzo al 14 aprile, giorno in cui è ripresa l’attività con consegna nelle case dei barlettani. Gli effetti, assicura Antonucci, si sentiranno per lungo tempo

Nessun aiuto dallo Stato, scadenze e fitti da pagare, merce deperita e gettata senza possibilità di utilizzo. I danni elencati dalla categoria, che a Barletta raggiunge la tripla cifra, non si limitano ai mancati incassi.

La possibilità di consegnare a domicilio è attiva, anche se in pochi tra i baristi di Barletta nei primi giorni di via libera hanno riavviato le attività. Dopo lo scontro, la categoria chiede un aiuto concreto. In attesa di una possibile risposta dall’amministrazione, chiamata a fronteggiare un’emergenza (forse) senza precedenti