Anche Barletta si è unita alle manifestazioni che in questi giorni stanno infiammando le piazze di tutto il mondo, in seguito all’uccisione dell’afroamericano George Floyd per mano di un agente di polizia a Minneapolis. Tutt’altro che un episodio isolato, ma piuttosto la goccia che ha fatto traboccare il vaso, un vaso ricco di odio e violenza che ogni giorno gli appartenenti alle minoranze subiscono nei nostri Paesi, nelle nostre città e nelle nostre vie.
La manifestazione svoltasi ieri pomeriggio in piazza Aldo Moro non ha avuto il solo scopo di esprimere vicinanza e solidarietà nei confronti di George Floyd, ma è stato un momento per ricordare che il razzismo sistemico, ovvero quello profondamente radicato all’interno di una cultura e perpetrato dalle leggi e dalle istituzioni di un Paese, non è solo una prerogativa degli USA.
«In Italia pensiamo che il razzismo si manifesti solo nei gesti estremi, negli insulti allo stadio o negli episodi di violenza, ma non è così – ha affermato una delle manifestanti -Noi non sappiamo di essere razzisti, pensiamo che basti non insultare e non picchiare per non esserlo, ma abbiamo due cose da imparare. La prima è che siamo tutti razzisti, perché nati e cresciuti in una società che lo è. Parte della nostra economia è basata sullo sfruttamento dei neri nei campi, guardiamo indifferenti i naufragi nel Mar Mediterraneo, stringiamo accordi con Paesi che trattengono i migranti in condizioni disumane. La seconda cosa da imparare è come diventare antirazzisti. Essere antirazzisti è un percorso, che inizia con il riconoscere che noi bianchi abbiamo un privilegio, quello di non subire discriminazioni per il colore della nostra pelle. Questo non vuol dire che i bianchi non soffrano, ma che il colore della loro pelle non è un motivo di sofferenza. E questo privilegio è costruito sullo svantaggio e sulla sottomissione degli altri. Non potremo mai capire veramente la discriminazione razziale, poiché si tratta di un problema che abbiamo creato noi stessi. E noi ora abbiamo la responsabilità di costruire un futuro migliore per le generazioni che verranno».
La manifestazione è stata voluta e organizzata dagli studenti dell’associazione Unione degli Studenti, a cui poi si sono unite le associazioni Anpi, Collettivo Exit, Barletta Antifascista e Arci Cafiero. E gli studenti sono stati proprio i protagonisti, succedendosi con i loro interventi per ricordare tutte le vittime dell’odio e del razzismo, in Italia e nel mondo. «A scuola il razzismo è trattato facendo un largo uso di luoghi comuni, ma non è sufficiente dire che siamo tutti uguali- ha dichiarato uno studente- La realtà va oltre. Nelle scuole si dovrebbe far comprendere che l’odio deriva solo dall’infelicità, e che non bisogna scaricare il proprio odio sugli altri. Noi studenti dobbiamo prendere posizione e schierarci, perché è nelle scuole che deve iniziare il cambiamento».
Nel corso dell’evento è stato letto un messaggio dedicato ai manifestanti da parte del sindaco di Riace Mimmo Lucano, che era stato invitato dal presidente provinciale dell’Anpi. Si è inoltre riflettuto sul razzismo radicato nelle nostre leggi e istituzioni, di cui sono prova evidente i due “decreti sicurezza” tutt’ora in vigore e si sono ricordate le vite spezzate e ridotte in schiavitù dal caporalato, un fenomeno vicinissimo a noi.
Al termine degli interventi, i manifestanti si sono inginocchiati e hanno osservato 8 minuti e 46 secondi di silenzio in onore di George Floyd. Lo stesso tempo che ha impiegato il poliziotto per ucciderlo, premendogli un ginocchio sul collo. Un tempo che è sembrato interminabile e che può aiutarci a riflettere sul perché sia non sia così scontato dire che “le vite dei neri hanno un valore”.