Ore drammatiche per Barletta, che piange la scomparsa di tre vite ancora in sboccio. E’ quanto accaduto ieri, 15 luglio 2020, sulla SS170 Andria-Barletta, dove tre ragazzi barlettani a bordo di un ciclomotore elettrico sono stati accidentalmente travolti da un mezzo che viaggiava nella medesima direzione, perdendo la vita. Un episodio che ha scosso la comunità ma la cui eco è stata ben più propulsiva. L’Associazione di Promozione Sociale Binario 10, organizzazione non profit orientata alla promozione di attività di innovazione sociale e legate al mondo dell’educazione (con un particolare sguardo alle realtà disagiate o di fragilità sociale), nella figura della Presidente Anna Brattoli, è stata solo un attestato del ramage di opinioni che il tragico evento ha sortito. A ricevere oltre mille condivisioni da tutta Italia, un post scritto dalla stessa Brattoli, docente di Italiano e Storia che proprio quest’anno aveva avuto occasione di insegnare presso l’Istituto Cassandro Fermi Nervi ad una delle tre sfortunate vittime.

Sgorgate non solo come portavoce di un generale e condiviso malcontento ma anche come un personale dolore e rammarico, le parole della Presidente di Binario 10 hanno riscontrato una risonanza notevole, testimonianza di consenso e partecipazione. Oggetto in esame, i succitati ciclomotori elettrici, la cui critica, nelle ultime ore, sta impazzando sul web e che da sempre riscuotono perplessità e dubbi. Più veloci di una qualsiasi biciletta e soprattutto silenziosi: appena due delle ragioni che rendono questi mezzi di trasporto molto più pericolosi di quanto si pensi. Convinzioni che non arrivano solo da un vago vociare popolano ma che erano state confermate anche nel rapporto SINUS dell’Ufficio di prevenzione degli infortuni.

«Il post della nostra associazione – ha spiegato Anna Brattoli – è nato con l’intento di divulgare riferimenti utili per la sicurezza, che possano aiutare i cittadini a prendere maggiori precauzioni». Ma perché questi veicoli non sono sicuri? «Al 90% queste “bici” vanno contromano – ha proseguito la donna – non sono dotate di luci e riflettori, né di targa, quindi in caso di incidente non possono essere individuate e segnalate. Per la maggior parte sono biciclette modificate, silenziose e molto veloci. Non sono facilmente individuabili, possono sbucare all’improvviso senza che un conducente se ne accorga e coglierlo alla sprovvista. Inoltre, potendo percorrere lunghe distanze, vengono utilizzate come se fossero delle moto ma non lo sono: non hanno assicurazione, non prevedono l’uso di casco, né di ginocchiere o gomitiere. Fattore ancor più grave: vengono usate da ragazzi minorenni che non conoscono il codice della strada».

Le parole della docente giungono dunque puntuali e vettore di un’esigenza condivisa: il bisogno di regole. Per questa ragione l’associazione Binario 10 ha deciso di sottoporre la problematica all’attenzione del Prefetto di Barletta-Andria-Trani Maurizio Valiante, responsabile e garante dell’ordine e della sicurezza pubblica. Quello che risulta necessario è un capillare controllo del veicolo, che deve essere provvisto di assicurazione, targa, protezioni e apposite luci. Sarebbe opportuno stabilire un limite massimo di velocità per la circolazione in città (massimo 20/25 km/h) e multe per i conducenti che vanno contromano. Risulta oltretutto necessaria la diffusione di una congrua informazione sul codice della strada e la scelta di un limite d’età per gli eventuali fruitori del mezzo. Insomma, l’attenzione e il buon senso devono essere corredati da opportune norme che ad oggi mancano e che, sebbene, purtroppo, non potranno restituire la vita alle tre povere vittime, quantomeno potranno preservare quella di molte altre persone.

 

A cura di Carol Serafino